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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Chiesa di San Damiano

Assisi / Italia
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A mezza costa del Monte Subasio, poco fuori Assisi, sprofondato fra gli ulivi, chiaro e sereno, si trova il Convento di San Damiano, definito come “la gemma più pura, il luogo più francescano, più commovente di tutta l'Umbria”. Qui tutto è stato conservato come un tempo: se appena si riesce a dimenticare il presente e ad immaginare il passato, si possono ancora vedere le bianche clarisse raccolte nel piccolo spiazzo, al sole; la sublime sorella Chiara, affacciarsi, dalla terrazzina, sul portico d'entrata, e guardare giù, nella piana, una macchia oscura d'alberi: la povera Porziuncola di Francesco. In San Damiano è la sorgente di quanto c’è di più dolce, più commovente, più vero, più umano nell’epopea francescana.
La storia del Santuario è breve: San Francesco, appena convertito alla sua nuova missione umana, cominciò a restaurare la piccola cappella campestre che cadeva in rovina. Quando Chiara volle seguire il serafico fratello nella vita di serena umiltà, Francesco pose in San Damiano Chiara e le sue prime compagne (1212). Da quel tempo la cappella, arricchitasi di un modesto edificio adibito a convento, restò l'asilo delle Beate compagne di Chiara. Se la Porziuncola fu il nido del movimento francescano, San Damiano fu il cuore di tutta l'Epopea. Qui il Santo trovò sempre conforto alle amarezze suscitategli abbondantemente dai malvagi, fin dentro le mura del suo amato convento. In San Damiano, San Francesco, già sfinito dalle sofferenze fisiche e prossimo al trapasso, compose quel Cantico del Sole, che è il primo e più puro esempio di poesia italiana.
Morto Francesco, San Damiano rimase il focolare inviolabile della sua più alta idealità, del suo più rigido pensiero. Invano fu proposto a Chiara di accettare conventi e terre; invano si tentò di spingerla a modificare, a raddolcire la Regola ricevuta dal Santo. E quando alcune orde di Saraceni, calati in Italia, giunsero ad Assisi, rubando e distruggendo, Santa Chiara, preso il Sacramento fra le mani, uscì ad incontrarli, sulla soglia del suo Asilo. E i barbari piegarono il capo e si ritirarono dal territorio, senz'altro danno.
Trasferite le clarisse nel nuovo monastero per esse preparato in città, accanto alla tomba della loro Fondatrice - morta nel 1253 - la veneranda chiesa fu data in custodia ai Frati Minori che tuttora vi officiano.
Appena entrati nella piazzetta del Santuario, ornata d'una mediocre statua in bronzo della Santa, si presenta la facciata della chiesa, col piccolo portico affondato di pochi gradini nel suolo. Sotto il portico v'è una cappella dedicata a San Gerolamo, nella quale è conservato un pregevole affresco di Tiberio d’Assisi (secolo XVI). Varcata la porta centrale, si entra nella piccola chiesa, con la volta a botte, disadorna e annerita dal tempo. Nella parete a destra, è visibile la “finestra del denaro”, dove San Francesco nascose i denari destinati al restauro della chiesa, ricavati dalla vendita delle stoffe sottratte dal fondaco paterno.
Più avanti è la Cappella del Crocifisso, che contiene la pregevole scultura lignea di fra’ Innocenzo da Palermo (secolo XVI). Notevoli i tre diversi aspetti del volto di questo Crocifisso visto di fronte, da sinistra e da destra. L'altar maggiore, ricostruito in travertino di Rapolano, ricorda quello riprodotto da Giotto nella Basilica di San Francesco. Il Crocifisso posto sopra I'altare è una copia fedele del Crocifisso che qui parlò a San Francesco e che ora si conserva presso le religiose di Santa Chiara in Assisi.
Il Coro è arricchito da una bellissima immagine della Madonna, opera del secolo XII. Dalla Sacrestia, si giunge al più mistico recesso del Santuario: il Coro di Santa Chiara. Qui Chiara si raccoglieva a pregare, insieme alle compagne. Da notare le spalliere e i sedili con gli inginocchiatoi di legno, che s'addossano ai tre lati della cappella, dirimpetto all’altare, e i due leggii a doppia faccia rizzati ai due angoli. Il Refettorio di Santa Chiara conserva ancora tutta la sua semplicità e povertà primitiva: le stesse tavole, gli stessi sedili, l'antico armadio e l'antica porta; la tradizione indica ancora il posto di Chiara, segnato da una piccola croce.
Uscendo dal Coro, una vecchia scala conduce alla parte superiore del monastero. Prima di arrivare all'oratorio, si può visitare il giardino, dove la Santa, abitualmente malata, prendeva un po’ d'aria, coltivava i fiori e si deliziava alla vista della campagna.
San Damiano custodisce il prezioso armadio delle Reliquie. Le principali sono: il libro di preghiera di Santa Chiara scritto da fra’ Leone; l'Ostensorio di Santa Chiara (quello che pose in fuga i Saraceni); la scatola d'avorio con l'Eucaristia; un pezzo di pane benedetto da Santa Chiara; la campanella di Santa Chiara e un rimasuglio dell'impiastro applicato sulla piaga del costato di San Francesco.
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