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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Basilica di Santa Maria degli Angeli

Assisi / Italia
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La Basilica di Santa Maria degli Angeli si trova a pochi chilometri da Assisi, in pianura, al centro della Valle Umbra. E’ uno dei maggiori templi della cristianità, ed è sorta con un duplice scopo: anzitutto, custodire e proteggere la Porziuncola - la culla preziosa dell’Ordine francescano - la piccola chiesetta-oratorio che ospitò Francesco e i suoi frati all’inizio della loro missione; in secondo luogo, accogliere l’enorme folla dei pellegrini attratta ogni anno dalla Festa del Perdono (il Perdono d’Assisi è un’indulgenza istituita dal Santo e confermata poi da Papa Onorio III).
Il tempio, imponente nelle linee architettoniche, ma austero nella decorazione, fu eretto tra il 1569 e il 1679, per volere del Vescovo Geri e su progetto di Galeazzo Alessi. Quest’ultimo si avvalse della collaborazione del Vignola e di Giulio Danti.
La base della facciata fu gettata alla fine del Cinquecento. L’edificio fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1832 e fu ricostruito su disegno del Poletti, che introdusse inutili e banali modificazioni. Le nuove porte scolpite in noce furono messe in opera nel 1892. L'attuale facciata neo-rinascimentale, con il portico, fu aggiunta tra il 1924 e il 1930. Nel 1930 venne pure collocata la statua aurea della Madonna degli Angeli, opera dello scultore Colasanti. Sulla grandiosa mole della chiesa si libra la bella cupola - completata nel 1680 - che domina l'intero paesaggio. Sempre intorno al 1680, fu completato il campanile.
L’impianto, a tre navate, comprende varie cappelle laterali. Nel complesso, l’interno è semplice ed elegante; pochi i fregi, poche le decorazioni, anche perché - al tempo della costruzione - si era nel periodo della Controriforma. Più tardi si passò ad appesantire con qualche stucco le cappelle laterali, con la partecipazione delle famiglie nobili d’Assisi. Alla fine degli anni Sessanta venne rifatta la pavimentazione e costruita la cripta sotto il coro e l'altare.
Il patrimonio artistico è immenso. Queste le opere e gli ambienti più importanti.

  • Abside e coro Il progetto che prevedeva un'abside quadrata fu sostituito e ne venne edificata una a pianta semicircolare. Di recente il presbiterio è stato sopraelevato per consentire l'apertura della cripta. Ciò che nell'abside viene esaltato è il Coro ligneo, iniziato nel 1689 e portato a compimento soltanto dai frati sotto la guida di fra’ Luigi da Selci. È in legno di noce. Al centro primeggia, l'altare papale opera dell'architetto Apolonj-Ghetti con bassorilievi di E. Manfrini.
  • Grotta di San Francesco Qui vi è una statuetta e alcuni tronchi di albero di epoca francescana.
  • Il Museo del Santuario Per il Museo del Santuario della Porziuncola, vedasi “musei e Collezioni”.
  • Il Roseto La Cappella delle Rose fu fatta costruire sul luogo ove sorgeva il giaciglio di San Francesco. Le pareti sono state affrescate (nel Cinquecento) da uno degli artisti più conosciuti del tempo: Tiberio d'Assisi. La cappella è stata recentemente restaurata ed il colore è riemerso. Prima del roseto è una piccola statua di Francesco sulla quale nidificano le tortorelle tanto care al Poverello. Nei pressi è anche un monumento con il Santo che si rivolge ad una pecorella. Per giungere alla Cappella delle Rose si passa a fianco del Roseto. Sono rose senza spine. Il Roseto è collegato con la vita del Santo: quando ebbe la tentazione e per sfuggire da essa si gettò senza panni su un grosso cespuglio di rovi. Il sangue che fuoriusciva dal corpo martirizzato fece crescere delle rose, senza spine appunto.
  • Il Tabernacolo Robbiano Polittico in terracotta smaltata modellato da Andrea Della Robbia. Al centro della parte superiore è l’Incoronazione della Madonna; alla sinistra San Francesco riceve le stimmate; a destra San Girolamo. In basso, da sinistra: l'Annunciazione alla Madonna, la Nascita di Gesù nella grotta di Betlemme e la Visita dei Re Magi.
  • Il Vecchio Convento Qui vi sono le celle dei primi frati parzialmente arredate (è qui la cella di an Bernardino). Di notevole interesse è la piccola stanza detta del "fuoco comune". Annerita dalle lampade e dal tempo, era antico luogo di preghiera. Vi è anche una Biblioteca. Essa è annessa al Convento ed è una delle maggiori della Regione. Assieme all'Archivio conserva antichi documenti, volumi e manoscritti di carattere francescano.
  • La Cappella del Transito Dopo la Cappella della Porziuncola è molto importante quella del Transito. Vi morì il Poverello, la sera del 3 ottobre 1226, attorniato dai suoi confratelli più cari. Al tempo del primo insediamento francescano, pur nella ristrettezza delle misure, essa serviva da infermeria. Sembra che la porticina che si apre lateralmente sia originaria, risalente al tempo di San Francesco. All'interno vi sono affreschi di Giovanni Spagna raffiguranti i compagni del Poverello. I nomi sono riportati sopra la testa di ognuno. Sull'altare vi è una statua del Santo, opera in terracotta di A. Della Robbia (fine sec. XV).
  • La Cripta È stata ricavata di recente per porre in rilievo i resti delle più antiche costruzioni francescane ivi esistenti. Le vetrate sono di A. Farina; l'altare è stato scolpito dall'artista assisano F. Prosperi.
  • La Porziuncola Minuta, con dimensioni rese ancor più ridotte dalla grandezza della costruzione sovrastante. Ha una linea regolare ed è stata costruita con pietra del luogo; le pareti e la minuscola abside sono rimaste allo stato di origine mentre la facciata nella quasi totalità è stata affrescata nel 1830 da Federico Overbeck. Gli angeli hanno scortato il Santo, ben visibile sulla destra, entro il tempio ove appaiono il Cristo e la Madonna. È la raffigurazione del Perdono e della concessione dell'Indulgenza. La porta lignea è del Quattrocento ed ha decorazioni floreali. Alla sommità della facciata è un piccolo campanile di ispirazione gotica. L’interno, originario, contiene l'opera pittorica migliore dell'intero Santuario. Si tratta di un polittico, opera di Ilario da Viterbo (Ilario Zacchi), realizzato nel 1393.
  • La Sacrestia Eccellente è il lavoro in legno eseguito dai francescani nella Sagrestia. L'opera è di fra' Giacomo da Borgo San Sepolcro ed è stata portata a compimento con enorme maestria nella seconda metà del XVII secolo. Di ottima fattura anche il soffitto, restaurato negli anni Quaranta.
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