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Basilica di San Francesco

Assisi / Italia
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Francesco morì il 3 ottobre 1226 e, appena due anni dopo, fu canonizzato. Subito Papa Gregorio IX incaricò frate Elia di Bombarone di “provvedere alla costruzione di una chiesa da riporvi il sacro corpo e d’un convento per i frati che avevano a custodirla, nonché d’un palazzo per la persona sua e per i pontefici successori suoi”. Il luogo della costruzione fu individuato nella parte del colle, ad occidente d’Assisi, che declina verso il torrente Teschio e che era stato donato all’Ordine. Il luogo che veniva allora chiamato "Colle dell'inferno", perché vi erano eseguite le sentenze capitali dei malfattori, prese il nome di "Colle del Paradiso", perché avrebbe custodito nei secoli i resti mortali del Santo. Non si sa chi abbia progettato l’opera. Secondo il Vasari, potrebbe trattarsi di un maestro tedesco, ma non sembra che l’edificio presenti caratteristiche gotiche e straniere: anzi, la basilica è stata definita il primo esemplare d'una nuova architettura nazionale. E’ possibile che l’architetto sia stato frate Elia.
In ogni modo, i lavori iniziarono nel 1228 e la Chiesa Inferiore fu completata in soli due anni. Il 25 maggio 1230 vi fu infatti traslata la salma del Santo, dalla sua provvisoria sepoltura nella Chiesa di San Giorgio. Durante la traslazione della salma, gli assisani si impadronirono del corpo di San Francesco e lo occultarono, forse per timore di vederselo sottrarre dalla città vicine, specie da Perugia. Fatta dunque la Basilica, splendidamente ornata, venerata, ampliata ecc., rimaneva il mistero di dove fosse sepolto il Santo. Che fosse nel recinto della chiesa era indubitato; ma dove?
Passarono i secoli; venne l'alba del 1818. In quell'anno, le ricerche fino allora tentate inutilmente furono riprese con alacrità, per segreto ordine del pontefice ; e si giunse al ritrovamento del corpo. Era sepolto sotto l'altar maggiore della Chiesa Inferiore, nella viva roccia. Il feretro non fu toccato. Solo, sotto la Chiesa Inferiore già esistente, se ne scavò una terza intorno al masso che custodiva la salma. Così si giunse all'assetto definitivo della Basilica attuale, che conta tre chiese; la Chiesa Inferiore, la Cripta del Santo e la Chiesa Superiore con accesso indipendente.

LA CHIESA INFERIORE
Entrando nella Chiesa Inferiore, dopo aver attraversato un cortile a portici e varcate le belle porte di quercia scolpite da Niccolò da Gubbio (1550), si è avvolti dalla suggestiva penombra di una delle più belle e caratteristiche chiese medievali. La visione è incantevole, solenne: la volta bassa, le cappelle laterali protette da alte inferriate, l'altare in fondo, nel mezzo del transetto affrescato, i marmi dei monumenti, la luce spiovente non sai di dove; tutto è d'una bellezza incomparabile, indimenticabile. Di fronte alla porta d’entrata, in fondo alla navata, v’è la cappella di Santa Caterina, costruita dal famoso cardinale Albornoz, che vi è sepolto. Entrando poi nella navata principale, le cappelle laterali sono tutte ornate di opere di Giovanni da Cosma, di Taddeo Gaddi ecc. Anche la volta della navata è tutta un'opera d’arte, con affreschi meravigliosi, dovuti a diversi artisti; ma specialmente a Simone Martini, a Giotto ed alla di lui scuola.
In fondo alla navata v'è l'altar maggiore, eretto sopra la tomba di San Francesco. E’ decorato tutto intorno da piccoli archi gotici con mosaici. La tavola d’un sol pezzo di marmo roseo fu donata dall’Imperatore d'Oriente. Sopra l’altare, nelle quattro vele della crocIera, quattro grandI affreschI, in cui Giotto glorifica le tre virtù fondamentali della Regola francescana: Povertà, Obbedienza e Castità. In basso la Purità lava una figura ignuda, a cui il Valore presenta uno stendardo. A sinistra la Penitenza, armata di flagello, scaccia la Voluttà, e la Morte sua compagna. Dal lato opposto San Francesco esorta il Frate Minore, la ClarIssa ed il Terziario a salire il Sacro Monte. Nel Terziario Giotto ci ha lasciato il rItratto di Dante.
Nella Sagrestia Segreta sono conservate reliquie importanti: la bolla d’Onorio III che approva l'Ordine; oggetti personali di Francesco e Chiara; la benedizione scritta di pugno del Serafico, per il diletto fra’ Leone ecc. Sopra l'ingresso è il più antico ritratto di Francesco, dipinto da ignoto dopo la morte. Prima di abbandonare la Chiesa Inferiore, si noti la tomba di Giacomina (Jacopa) de’ Settesecoli, tenera e pia amica di Francesco

LA CRIPTA
Dalla Chiesa Inferiore si può scendere alla cripta, scendendo per una delle due scale che si trovano a metà della navata centrale. L’ambiente è austero e disadorno, come si addice alla tomba del Poverello. Qui, infatti, riposa il Santo, qui fu nascosto dagli assisani, quasi certamente anche da frate Elia, il giorno della traslazione della salma. La cripta fu scavata, nel 1822, dopo il rinvenimento del corpo di San Francesco, e fu sistemata nel 1932, su disegno di Ugo Tarchi. Questo sotterraneo è opera interessantissima, poiché è stato ricavato interamente lasciando intatto il masso calcareo che conteneva il sarcofago del Santo. Nelle nicchie sono le tombe di quattro discepoli di San Francesco (fra’ Leone, fra’ Masseo, fra’ Rulino e fra’ Angelo).

LA CHIESA SUPERIORE
La facciata è divisa in tre parti: nella zona più bassa è il bellissimo portale che richiama la fattezza di quello inferiore: arco a sesto acuto, due ingressi in legno, una serie di slanciate colonnine culminanti con archi anch'essi a sesto acuto. Tra i due archetti è il rosone a più cerchi e ai quattro lati i simboli degli Evangelisti. Ai lati del cornicione che divide la parte inferiore da quella mediana della facciata sono due aquile. La parte superiore è a forma di triangolo; nelle estremità, sono due torrette circolari. Nella parte sinistra è una loggia terminante con una cupola semisferica costruita all'inizio del Seicento.
L'interno è formato da un'unica ampia navata, senza cappelle. Siamo di fronte ad uno degli esempi più belli di gotico italiano. Ciò che subito viene posto in evidenza è la luce che filtra attraverso le artistiche vetrate; al contrario della Chiesa Inferiore in cui la penetrazione della luce è notevolmente minore. La navata si compone di quattro campate con pilastri composti da colonne sottili e slanciate che contribuiscono notevolmente a dare un senso ascensionale al tempio. Le volte sono a crociera e affrescate con un cielo stellato. Le pareti delle navate sono divise da un lungo passaggio. La parte superiore è ricoperta di affreschi (alcuni dei quali andati perduti) che narrano del Vecchio e Nuovo testamento, la cui attribuzione è ancora incerta dopo la tesi che voleva affidare la paternità a Giotto e a Cimabue. Le pareti inferiori sono invece opera di Giotto e della sua scuola. E’ questo il ciclo pittorico più importante ed interessante dell’iconografia francescana.

Oltre al Museo del Tesoro (descritto nella scheda “musei e Collezioni”), il complesso basilicale comprende anche

  • IL SACRO CONVENTO: gli edifici conventuali comprendono un refettorio, decorato nel Trecento da Fra Martino e un chiostro che presenta archi ad ogiva in pietra bianca e rossa.
  • IL CORO LIGNEO: tardo quattrocentesco è di Apollonio Petrocchi da Ripatransone.
  • IL CIMITERO DEI FRATI: vi si accede dalla Cappella di Sant'Antonio Abate. Costruito nel XIV secolo e poi ingrandito, si presenta come un piccolo chiostro a due logge sovrapposte. Da un cancello in ferro battuto si possono ammirare il lato nord della Basilica ed il giardino dei novizi.
  • IL CHIOSTRO DI SISTO IV: è così chiamato dal Pontefice che curò l'erezione della loggia superiore. Il cortile ospitare il celebre Museo della Basilica, riaperto nel 1977.
  • LA COLLEZIONE PERKINS: costituita da opere di maestri italiani, specie senesi, fiorentini, veneziani, veronesi ed emiliani. E’ la collezione privata di 57 pezzi, appartenuta al critico d'arte Federico Mason Perkins (1874-1955). Riconoscente all' Italia tutta, ma soprattutto ad Assisi - dove ricevette il battesimo cattolico col nome di Francesco - il Perkins donò questo grande tesoro al Sacro Convento.
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