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Sabato 16 Dicembre 2017, Sant'Adone di Vienne
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Visitare Ascoli Piceno - guida breve

 

Battistero di San Giovanni

II Battistero di San Giovanni sorge sul lato sinistro della Cattedrale, ed è uno dei più notevoli esempi di architettura romanica in Italia. Sotto il profilo architettonico, esso rappresenta la continuità tra le presenze tardo romaniche, paleocristiane e alto medievali, in una mirabile semplicità e austerità di forme.
E’ probabile che l’edificio sia stato eretto nel IV secolo, all’epoca di Costantino il Grande: incerta è la presenza di un precedente edificio romano, ma comunque risulta evidente il riutilizzo di materiali preesistenti per l'edificazione della struttura esterna, che è stata datata all'XI-XII secolo.
A una base quadrangolare, costruita con grossi blocchi di travertino, è unito superiormente un tiburio ottagonale, adorno di trifore cieche a pieno sesto. La sommità dell’edificio è coronata da un lanternino, dal quale filtra la luce all'interno, che presenta una pianta a ottagono irregolare. Al centro è conservata l’originaria vasca circolare del V-VI secolo, usata per il battesimo a immersione. Le forme dell'edificio hanno un chiaro significato simbolico: la parte inferiore a pianta quadrata rappresenta il mondo terreno; la cupola rappresenta il cielo, cioè l'immensità del cosmo; la parte centrale, ottagonale, indica il battesimo come tramite tra la terra e il cielo.
 

Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio

La chiesa intitolata ai Santi Vincenzo e Anastasio si affaccia su Piazza Ventidio Basso. L’edificio originario fu costruito nel secolo XI, sopra un preesistente tempio ipogeo del secolo VI: aveva base quadrangolare e torre campanaria staccata. Alla fine del Trecento, l’edificio stesso fu ampliato e strutturato in tre navate, il prospetto fu portato a termine e il campanile fu accorpato.
La facciata, davvero originale, è rettangolare e si suddivide in 64 riquadri, su cui erano dipinti a fresco personaggi ed episodi tratti dal Vecchio e del Nuovo Testamento: le figure, purtroppo cancellate dal tempo, erano assai belle, tanto che la facciata era considerata una meravigliosa pagina della “Bibbia dei poveri”. Il portale – del 1306 – è riccamente decorato e presenta colonnine tortili e una lunetta con tre sculture che rappresentano la Madonna col Bambino e i Santi Vincenzo e Anastasio. Intorno alla lunetta, l'iscrizione con data 1036 apparteneva al portale del tempio precedente.
L’interno, a tre navate, presenta pareti semplici e una copertura a capriate lignee. Sotto il presbiterio si estende la cripta, che risale al VI secolo: vi si conserva una piccola vasca, detta "Pozzo di San Silvestro", da cui sgorgava un'acqua ritenuta miracolosa, o forse soltanto curativa, cui ricorrevano i malati di lebbra del Tre-Quattrocento. La sorgente fu deviata alla fine dell’Ottocento.
 

Chiesa di San Francesco

La Chiesa di San Francesco prospetta su Via Trivio, ma delimita Piazza del Popolo. Costruita dai Francescani, probabilmente in ricordo della visita che Francesco fece ad Ascoli nel 1215, la Chiesa è considerata una delle migliori opere italiane della transizione dal romanico al gotico, nonché l'edificio religioso francescano più rappresentativo delle Marche. La costruzione ebbe inizio nel 1238, pare su disegno di Antonio Vipera, ma i lavori durarono a lungo. Il tempio fu consacrato nel 1371, non ancora finito. Nel Cinquecento, poi, iniziarono i lavori per le volte a crociera, prima coperte solo a capriate: verso la metà del secolo fu alzata la cupola maestra. La Chiesa è costruita in uno stile gotico sobrio, con qualche carattere romanico. La sua pianta termina con sette absidi poligonali, tra cui s’innalzano due snelli campanili di forma esagonale. Nella facciata principale - grande parete rettangolare e nuda nella parte superiore - si aprono tre eleganti portali di stile lombardesco, dei quali notevolissimo è quello centrale, per la ricchezza e delicatezza delle sue decorazioni.
L’interno della chiesa è austero nella prima parte, divisa in tre navate, e maestoso nel presbiterio, dotato di sette doppie tribune e di tre absidi. Notevoli anche il Pulpito in travertino, e i tesori conservati in sagrestia: in particolare il reliquario del XIV secolo, in rame sbalzato e a forma di croce, che si vuole sia stato donato da Niccolò IV ai Francescani. Nella navata di sinistra è conservato un miracoloso Cristo Crocefisso, caro alla devozione ascolana e legato alla storia della città.
La Chiesa è al centro di un complesso monumentale che comprende anche due chiostri: il Chiostro Maggiore e il Chiostro Minore. Il Maggiore, detto “Piazza della Verdura” per il mercato che vi si tiene ogni giorno, si caratterizza per venti arcate a tutto sesto su colonne corinzie, e per un bel pozzo gotico di forma ottagonale. Fu costruito tra il 1565 e il 1623. Il Minore risale al XIII secolo, e presenta ventidue arcate a tutto sesto e un pozzo, anche qui ottagonale, che contiene la scritta: QUISTO POZIO A FACTU FARE IO JOVANNE DE PELA.
 

Chiesa di San Pietro Martire

La Chiesa di San Pietro Martire prospetta sulla piazzetta formata dall’incontro di Via delle Torri, con Via Soderini e Via Solestà. E’ un’imponente costruzione gotica, voluta dai frati Domenicani, forse in ricordo della visita ad Ascoli di fra Pietro da Verona, avvenuta nel 1250. L’edificio sorge sui resti di una chiesa più piccola, costruita nel 1250 e dedicata a San Domenico. I lavori della nuova chiesa iniziarono nel 1280 e terminarono nella prima metà del Quattrocento. L’edificio assunse l’attuale forma barocca verso la metà del Cinquecento.
La facciata è caratterizzata da un vasto piano interrotto da quattro lesene e concluso centralmente da due mezzi frontoni; il portale principale risale alla seconda metà del Seicento ed è stato disegnato da Giuseppe Giosafatti, mentre quello laterale, di ordine dorico, è stato realizzato nel 1523 su disegno di Cola dell'Amatrice. Presso il portale, si legge la c.d. Gabella Pontificia, ossia un estratto del regolamento del dazio che gravava sui prodotti portati in città.
L'interno, a tre navate, è arricchito da numerosi altari in travertino; del 1724 è l'altare monumentale eseguito da Giuseppe e Lazzaro Giosafatti, contenente la Madonna del Rosario di Luigi Devò e affiancato dalle statue marmoree della Purità e dell’Umiltà. Altre opere d’arte qui conservate, sono varie tele di Lodovico Trasi, Giuseppe Angelini, Buonocore di Campli e Tommaso Nardini. Sui muri laterali si notano frammenti di affreschi del Tre-Quattrocento. Infine, protetto da una cancellata in ferro battuto, si può ammirare il prezioso Reliquiario della Sacra Spina, in argento dorato a sbalzo, ricco di smalti e adorno di eleganti fregi, realizzato nel Quattrocento da Nicola da Campli.
 

Complesso dell’Annunziata

Il complesso della Chiesa e dell’ex Convento dell’Annunziata sorge sul colle omonimo, tradizionalmente indicato come il Capitolium della Ausculum romana, spazio riservato a importanti uffici religiosi oggi scomparsi. Alla metà del Duecento, le suore Agostiniane vi costruirono la prima chiesa della SS. Annunziata e il chiostro minore. Nella seconda metà del Quattrocento, il complesso passò ai frati Minori Osservanti, che realizzarono gli edifici attuali e li tennero fino all’Unità d’Italia, quando l’Ordine fu soppresso. Nel 1881 il complesso divenne sede di una scuola d’agricoltura e, nel 1926, fu adibito a orfanatrofio. Restaurato dal Comune, nel 1998 il complesso è diventato sede della Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino.
  • La Chiesa fu eretta tra il 1485 e il 1514, dai maestri lombardi Domenico di Antonio e Giorgio di Baldassarre. L’oratorio sul lato destro della facciata, eretto nel 1486, fu dedicato a Giacomo della Marca, morto dieci anni prima e poi beatificato. L’interno, modificato radicalmente nel Cinquecento, fu affrescato dall’ascolano Don Tommaso Nardini sul finire del Seicento.
  • Il Convento, preceduto da un portico a otto arcate, comprende due chiostri. Il minore, databile al XIV secolo, ha porticato su pilastri ottagonali, con sovrapposto loggiato; al centro, presenta un bel pozzo del Quattrocento. Il chiostro maggiore, attribuibile alla fine del XV secolo, è coevo all’attuale chiesa.
  • Le Grotte. Il Colle dell’Annunziata è in parte artificiale, perché sostenuto su tre lati da muraglioni con nicchioni a volta, costruiti in età augustea. I vani, comunemente chiamati “grotte”, formano una serie di vasti ambienti, chiusi in alto da volte a botte, che terminano con pareti disposte ad angolo. Questi ruderi sono forse avanzi di un immenso edificio, sulla cui destinazione gli scrittori locali hanno molto fantasticato. Le “grotte” furono sicuramente utilizzate nel Medioevo, come depositi di derrate.
 

Duomo di Ascoli Piceno

Intitolata a Sant’Emidio - protovescovo di Ascoli e martire, patrono della città - la Cattedrale prospetta su Piazza Arringo e sorge sul luogo di un precedente edificio pubblico romano. Già esistente in età paleocristiana, è stata completamente ricostruita a navata unica in forma di croce latina tra la seconda metà del secolo XI e la prima metà del XII. Di questa fase rimangono le basi delle due torri frontali, la cupola e la cripta. Dal 1482 in poi, la Cattedrale subì le trasformazioni più vistose, con la costruzione delle due navate laterali, la nuova abside centrale e, nel secolo successivo, l'avanzamento della facciata con l'incorporamento delle torri su disegno di Cola dell'Amatrice, secondo lo schema dell'arco trionfale romano. Altri significativi interventi sono stati: agli inizi del Settecento, la sistemazione della parte centrale della Cripta per l'inserimento del gruppo scultoreo di Sant’Emidio; nel 1838, l'apertura della cappella neoclassica del Santissimo Sacramento, dove sono ospitati il Polittico del Crivelli e il Paliotto d'argento (seconda metà del Trecento); negli anni 1884-1894, la decorazione ad affresco della cupola e delle volte della navata mediana eseguita da Cesare Mariani.
Il complesso edificio presenta una struttura composita, essendo il risultato architettonico di numerosi adattamenti e modifiche, succedutisi nei secoli. Si è giunti alla struttura attuale solo nel secolo XVI dopo che, tra l'altro, sono state aggiunte le due navate laterali all'unica aula originaria.
La facciata, completamente in travertino, fu eretta nel 1529-1539, su disegno di Cola dell’Amatrice. Opera pesante e piena d’incoerenze architettoniche è divisa in tre parti da quattro grandi colonne corinzie, e mostra un portale maestoso, abbellito da un cornicione frontonato, su cui si erge un’elegante balaustra cinquecentesca. Sul lato sinistro del tempio, si apre la famosa Porta della Musa, pregevole espressione d’arte tardo rinascimentale. Il nome della porta deriva da un’iscrizione latina nel transetto: essa risale ai secoli XI-XII e documenta una tradizione viva del tempo in cui, formatasi in Ascoli una vera e propria scuola di poeti in latino, si voleva che la Cattedrale fosse sorta sulle rovine di un tempio dedicato alle Muse.
L'interno, a croce latina e a tre navate, presenta un presbiterio sopraelevato, come tutto il transetto, e una grande cupola ottagonale, affrescata, come si è detto, dal pittore romano Cesare Mariani. La profonda abside, ampliata nel XVI secolo, ospita un coro ligneo della metà del XV, magistrale opera di artigianato locale, mentre il ciborio monumentale è stato ideato dall'architetto Giuseppe Sacconi alla fine dell’Ottocento. Nella cappella del Santissimo Sacramento, sono conservati il celebre Polittico di Carlo Crivelli (1473), capolavoro dell'artista veneziano, e un prezioso paliotto d'argento, ritenuto l'opera di oreficeria più importante delle Marche, databile tra la metà del XIV secolo e la metà del XV. La Cattedrale contiene pure una statua d'argento, che rappresenta Sant’Emidio: la statua è stupenda, per l’eleganza e compostezza del drappeggio e per la purezza delle linee del viso: è opera di un altro artefice ascolano, Pietro Vanini, celebre per i suoi reliquiari.
Sotto la Cattedrale si trova la bella cripta, costruita in occasione della traslazione del corpo di Sant’Emidio. Le spoglie del Santo sono custodite nel sarcofago romano del IV secolo, che funge da altare. Il gruppo marmoreo retrostante è opera di Lazzaro Giosafatti (1728-30).
 

Palazzo dei Capitani del Popolo

L’imponente Palazzo prospetta sulla centralissima Piazza del Popolo e ne caratterizza la fisionomia. L’edificio fu eretto verso la fine del Duecento, probabilmente con la fusione di tre edifici medievali e di una torre gentilizia, riadattata a campanile. Risistemazione e ampliamento furono imposti dalle nuove condizioni politiche in cui si trovava allora Ascoli, dove il popolo, forte nelle sue corporazioni, si era costituito in libero comune e si era dato una costituzione speciale, con a capo un magistrato: il Capitano del Popolo. Il Palazzo fu espressamente costruito per il nuovo magistrato: in seguito, fu residenza del Podestà, degli Anziani e infine dei Governatori Pontifici: insomma, l’edificio rappresenta un vero e proprio libro di testo della storia della città.
La costruzione duecentesca fu più volte modificata e ristrutturata. Ricorderemo soltanto che, nella seconda metà del Quattrocento si ricavò, l'ammezzato tra il primo e il secondo piano e il fabbricato fu allungato a sud. La facciata posteriore del Palazzo fu realizzata, nel 1520, dall'architetto e pittore Nicola Filotesio, detto Cola dell'Amatrice seguendo il gusto tipicamente manierista. Dopo l'incendio del Natale 1535 (ordinato dal commissario pontificio Giambattista Quieti, per stanare i ribelli politici), il Palazzo fu radicalmente ristrutturato e i lavori riguardarono anche il cortile interno, incorniciato da tre ordini di logge, disegnato dall'architetto ascolano Camillo Merli. Nel 1549 fu realizzato, da maestranze lombarde, il Portale, nella parte superiore del quale fu inserito il monumento a papa Paolo III Farnese.
Nel complesso, le aggiunte apportate alle parti esterne di questo palazzo hanno notevolmente turbato la severa ed equilibrata armonia di linee impressagli dall'arte medioevale e del primo Rinascimento. Tuttavia, le trasformazioni – pur dando all’edificio una nuova fisionomia – non cancellarono alcuni particolari decorativi che permettono oggi di poterlo mentalmente ricostruire nel suo aspetto originario, simile press'a poco al tipo su cui si modellarono allora altri palazzi pubblici in molte città italiane.
Dopo aver ospitato – dal 1779 al 1981 – il Museo Civico Archeologico, il Palazzo dei Capitani del Popolo è oggi sede di due importanti istituti culturali: l'Archivio Storico Municipale e la ricca Biblioteca Civica.
 

Ponte di Cecco

In prossimità di Porta Maggiore, sorge il Ponte di Cecco, che unisce le due rive del fiume Castellano. Esso è sicuramente opera romana, eretta nel periodo della tarda Repubblica: è probabile che la Via Consolare Salaria uscisse dalla città proprio attraverso questo ponte.
La struttura è costruita con conci di pietra, con un’altezza di 25 metri dal livello del fiume. Il Ponte di Cecco si articola su due arcate disuguali, una il doppio dell’altra. Nel 1944 fu minato e fatto saltare dai Tedeschi in ritirata, ma fu ricostruito nel 1971, utilizzando il materiale originario, il travertino. Ricostruita in modo egregio, l’opera conserva intatta l'elegante armonia di proporzioni e di linee dei monumenti romani.
Il nome del Ponte si riferisce a una popolare leggenda medievale, secondo la quale il Ponte stesso sarebbe stato costruito – nell’arco di una sola notte e con l'aiuto del Diavolo – dal celebre medico, poeta e astrologo ascolano Francesco Stabili, più conosciuto come Cecco d'Ascoli. Condannato al rogo per eresia dal Tribunale dell’Inquisizione, Cecco su arso vivo a Firenze, nel 1327. Meno seguita è un’altra tradizione, per cui il ponte sarebbe stato costruito da Cecco Aprutino, oscuro maestro medievale.
 

Porta Tufilla

La struttura di Porta Tufilla sorge sul Lungotronto e fa parte del sistema difensivo medievale della città. In particolare, è la porta di accesso alla cinta muraria della città verso est, in corrispondenza del ponte omonimo sul Tronto, comunemente chiamato Ponte Tufillo (già Ponte Vecchio e attualmente Ponte di Sant'Antonio). Eretta in epoca medievale, Porta Tufilla è in posizione dominante sulla via di accesso che protegge il lato nord della città: il nome deriva forse dalla natura del terreno, formata da un banco di arenaria a picco sulla sponda destra del Tronto, erroneamente chiamato tufo, da cui "tufilla" o "tufillo".
Danneggiata nel 1491 dai Guelfi capeggiati da Giovanni Alvitreti – che si contrapponevano ai Ghibellini guidati da Astolfo Guiderocchi – la Porta fu ricostruita nel 1552-1553, su disegno dell’architetto Camillo Merli. In quest’occasione, la porta fu alleggerita con una loggetta a tre archi e motivi architettonici tipicamente rinascimentali. Negli anni '60 del Novecento, viene demolita la copertura esistente e realizzata una copertura a capanna con quota d’imposta diversa da quella originaria.
 

Teatro Romano

Costruito alle pendici del Colle dell’Annunziata (o Colle Pelasgico), il Teatro Romano è uno splendido esempio di architettura teatrale romana. Riportato alla luce nel 1932, secondo alcuni la struttura risale alla fine del I secolo a.C., dopo la distruzione della città ad opera di Strabone. Per altri, invece, i resti dello spazio per il "coro" o "orchestra" sarebbero di origine greca, perché assenti nell'architettura teatrale romana e quindi farebbero pensare al rifacimento di un teatro già esistente prima della devastazione romana. Il Teatro è storicamente famoso perché in esso avrebbe avuto luogo l'avvenimento che dette inizio, nel 91 a.C., alla guerra sociale, ossia alla ribellione di Ascoli, e di altre città del centro-sud, contro Roma, per ottenere la cittadinanza romana.
La presenza di questa imponente struttura teatrale - il diametro massimo della cavea era di 95 metri - testimonia l’importanza e l'alto livello culturale raggiunti da Ascoli. Gli ultimi scavi, effettuati dal 1932 al 1959, hanno portato alla luce i radiali della cavea in opus reticulatum, l'orchestra (che corrisponde alla nostra platea), il corridoio semianulare tra le gradinate (praecinctio) e la parte alta delle gradinate (summa cavea).
Restaurato in tempi recenti e inaugurato nel luglio del 2010, il Teatro è tornato luogo di rappresentazione e intrattenimento colto.
 

Tempietto di Sant'Emidio Rosso

Venne eretto nel 1633, all’esterno delle vecchie mura cittadine di Ascoli, sul luogo di una modesta edicola medievale detta "La cona di Santo Migno". Il Tempietto si trova nel sestiere di Porta Solestà, oltre il Ponte Romano Augusteo, o Ponte di Porta Cappuccina. La costruzione, meta di molti fedeli, fu voluta dal vescovo Sigismondo Donati e realizzata – pare – da Fulgenzio Morelli.
Si tratta di un piccolo edificio, di forma ottagonale, con il basamento in travertino. Le facce del poliedro, sia esterne sia interne, sono colorate in rosso, a ricordo del sangue versato dal Martire, patrono della città. All'interno, sotto l'altare, è conservata la pietra sulla quale, secondo la tradizione sarebbe stato decapitato Sant'Emidio il 5 agosto del 309, nel corso della terribile persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano.