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Storia di Ascoli Piceno

Secondo un’antica tradizione, Ascoli sarebbe stata fondata, in epoca imprecisata, da una colonia di Sabini, che, guidati da un picchio, uccello sacro a Marte, si sarebbero poi fusi con popolazioni del luogo, dando origine ai Piceni e alla loro civiltà. Di là dalla leggenda, è sicuro che – tra il V e il IV secolo a.C. – la città già esisteva ed era ben fortificata. Le notizie certe di Ascoli risalgono al periodo romano repubblicano.
Unita a Roma dalla Via Salaria, Ascoli diventa alleata dell’Urbe nel 299 a.C. e partecipa alle guerre contro Etruschi, Galli e Sabini. Nel 269 a.C. diventa Civitas Foederata. Tuttavia, fu presto evidente che l’alleanza era vantaggiosa per Roma, ma non per Ascoli, costretta a fornire truppe, senza avere ritorni, specie in termini di diritti pubblici. Nel 91 a.C. Ascoli si ribella a Roma ed entra nella Lega italica, dando inizio alla terribile Guerra Sociale. Roma reagì, inviando ad Ascoli un esercito comandato da Gneo Pompeo Strabone. Nell’89 a.C., dopo un lungo assedio, la città deve arrendersi ai Romani, e viene saccheggiata e incendiata. Nell'88 a.C. Ascoli fu ascritta alla Tribù Fabia, e solo nell'80 viene finalmente riconosciuta la cittadinanza romana a tutte le popolazioni italiche. Giulio Cesare nel 49 a.C. la designò capitale della regione, dandole l'appellativo di Picenum. Comincia per Ascoli un periodo di prosperità. In città sono innalzati grandiosi monumenti; sono aperte nuove strade suburbane; si ha un forte incremento demografico. Durante le guerre civili, Ascoli tenne sempre le parti di Cesare, che la occupò per la sua posizione strategica. Sotto l'Impero, Ascoli è ricordata come una delle più importanti città picene nella divisione delle Province, fatta da Augusto e poi da Antonino Pio. Nel IV secolo, penetrò in Ascoli il Cristianesimo, diffuso dal vescovo Emidio di Treviri, che qui subì qui il martirio.
Dopo la caduta di Roma, Ascoli subì le invasioni barbariche. Nei 408 Alarico giunse fin sotto le mura della città, ma fu respinto. Più tardi Ascoli fu annessa al regno di Teodorico; nel 458 Belisario vi instaurò la dominazione bizantina; poco dopo, Totila la riconquistò; nel 578 i Longobardi se ne impadronirono e la unirono al Ducato di Spoleto. Caduti i Longobardi, Carlo Magno la dichiarò contea, sotto il dominio del papa. Della contea, verso il 1010, furono investiti i vescovi ascolani, con ampie concessioni dai pontefici e dall’imperatore: in particolare, i vescovi amministravano la giustizia, riscuotevano tributi, emanavano leggi e potevano battere moneta.
Verso la fine del secolo XII, Ascoli divenne libero Comune. Nel 1242 fu sottomessa a Federico Il; ma con la caduta degli Svevi, tornò sotto il dominio dei papi che rispettarono - per un certo tempo - le sue istituzioni e i suoi privilegi. Si apre per il Comune di Ascoli un periodo florido: le attività civili ed economiche si sviluppano notevolmente, e sfruttano appieno le concessioni di Federico II. La città estende il suo dominio fino all'Adriatico e, alle foci del Tronto, apre un attivo porto marittimo, San Benedetto.
Nella seconda metà del Trecento e nel primo trentennio del Quattrocento, il regime comunale di Ascoli viene più volte interrotto da effimere signorie. Dal 1350 al 1356, la città fu dominata da Galeotto Malatesta, signore di Rimini. La ricuperò alla Chiesa il cardinale Albornoz, che la infeudò al suo nipote Gomez Albornoz. Sei anni dopo Filippo Tibaldeschi, capo dei ghibellini ascolani, riesce a usurpare il dominio su Ascoli e la tiranneggia per circa un anno. Nel 1406, avendo il pontefice Innocenzo VII investito del governo di Ascoli Ladislao re di Napoli, questi mandò il duca d’Atri a prendere possesso della città. In seguito, Ascoli fu dallo stesso Ladislao infeudata ai Da Carrara di Padova che la governarono fino al 1426, nel quale anno Martino V la risottomise al potere papale; pochi anni dopo Ascoli passa al dominio di Francesco Sforza, che ne affidò il governo al fratello Giovanni. Inviso agli Ascolani per le sue angherie, Giovanni fu sostituito, da un altro parente degli Sforza, Rinaldo da Fogliano. Nel 1445 Ascoli, seguendo l'esempio di altre città marchigiane, che si erano liberate dalle prepotenze militari sforzesche, insorge anch'essa, uccide il Fogliano e nuovamente si sottomette al papa. Alla fine del Quattrocento, Ascoli subisce la tirannia di Astolfo Guiderocchi, da cui viene liberata nel 1506, da Giulio II. Nel Cinquecento, Ascoli tentò più volte di scuotere il giogo pontificio; e ciò diede occasione a Paolo III e a Pio IV di farvi innalzare solide fortezze e di spogliare la città di alcune terre e castelli. Questa perdita fu un fiero colpo per Ascoli, che veniva così ridotta alle condizioni di un villaggio periferico. I beni furono poi restituiti da Gregorio XIII, al quale il Comune ascolano, in segno di gratitudine, eresse una statua in bronzo, che purtroppo fu distrutta dai Francesi nel 1798.
Nei secoli XVII e XVIII, la storia politica ascolana non offre fatti degni di rilievo. Nel 1798-99, Ascoli fu invasa e depredata dall'esercito francese, poi subì gli orrori del brigantaggio, che vi commise violenze inaudite. Sotto il Governo italico fece parte, insieme con Camerino e Fermo, del Dipartimento del Tronto; ma, dopo il Congresso di Vienna, tornò nuovamente sotto il papa. Per concessione di Pio VII, fu nominata capoluogo di Delegazione.
I moti politici e le guerre per l’indipendenza italiana ebbero forti ripercussioni anche in Ascoli. Il 23 febbraio 1831 Ascoli si solleva contro il papa e crea il suo governo provvisorio. Nel 1848-1849, non pochi cittadini ascolani partecipano alla campagna di Lombardia e all'assedio di Roma. Questo periodo fu anch'esso funestato dalla piaga del brigantaggio, a stento contrastato dalle severe disposizioni della Repubblica romana, dai fortunati combattimenti del generale Roselli e dagli sforzi degli Austriaci. Questi ultimi occupano Ascoli nel giugno 1849 e vi restaurano il dominio pontificio. Nel 1860, dopo la battaglia di Castelfidardo, avvenuta il 19 settembre di quell'anno, e dopo la resa di Ancona, le Marche – e quindi Ascoli Piceno – sono liberate dal potere temporale dei papi e annesse all’Italia unita.
Nel Novecento, sono memorabili le vicende della resistenza ascolana (1943) contro l'occupazione tedesca, che sono valse alla città la Medaglia d'Oro al Valor Militare per attività partigiana.
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