Login / Registrazione
Giovedì 19 Ottobre 2017, San Paolo della Croce
Riccardov
Rinina25 & Twice25 - CC by-sa
follow us! @travelitalia

Visitare Arezzo - guida breve

 

Anfiteatro Romano

L’anfiteatro si trova nella parte meridionale della "città murata" ed è considerato il più importante monumento romano di Arezzo. Esso testimonia chiaramente l’importanza che “Arretium” ebbe in epoca romana. Fu costruito nella prima metà del II secolo, probabilmente all’epoca dell’imperatore Adriano; fu riportato alla luce nel 1915 e più volte restaurato nel secondo dopoguerra.
Eretto con blocchi in arenaria, laterizi e marmi, l’anfiteatro si presenta nella classica forma ellittica, con due ordini di gradinate. L'asse maggiore è di m. 121 e il minore di 68: si ritiene che il circo potesse contenere 8-9 mila spettatori.
La costruzione è stata saccheggiata nel corso dei secoli, soprattutto quando - nel Cinquecento - fu usata come cava di pietra per costruire, sull’emiciclo meridionale, il Monastero di S. Bernardo, che oggi ospita il Museo Archeologico “Gaio Cilnio Mecenate”; ma anche quando il materiale lapideo fu usato per innalzare le mura medicee, o - alla fine del Settecento - per ampliare il Seminario. Dopo la spoliazione delle pietre, l’anfiteatro rimase parzialmente interrato. Tra i resti è ancora visibile parte della platea, con intorno alcuni ruderi degli ambulacri, pittorescamente incorniciati da pini e cipressi.
 

Basilica di San Francesco

La Basilica di San Francesco si affaccia sulla piazza omonima, dove la direttrice di Via Cavour si allarga per formare un suggestivo punto d’accesso al nucleo più antico della città. L’edificio risale alla seconda metà del Duecento, ma il suo aspetto attuale deriva dal rifacimento trecentesco, condotto in stile gotico toscano e chiaramente ispirato a criteri di semplicità estetica di derivazione francescana. Gli ultimi restauri risalgono all’inizio del Novecento.
L’edificio è costruito in pietre e mattoni; del progettato rivestimento della facciata in pietrame scolpito, resta solo il basamento della fine del XV secolo. Il campanile risale al Cinquecento.
Laboriosi restauri hanno pressoché restituito alla primitiva semplicità il grandioso interno ad unica navata, fiancheggiata a destra da edicole con ornamenti trecenteschi e rinascimentali e a sinistra da sobrie cappelle ogivali. Ma l’attenzione è attratta soprattutto dalle affascinanti scene della Leggenda della Vera Croce, dipinte da Piero della Francesca sulle pareti della cappella maggiore (abside) tra il 1453 ed il 1464. Le raffigurazioni si ispirano alla "Legenda Aurea" di Jacopo da Varagine, un testo in lingua volgare del 1200, le cui storie di santi e martiri, insieme alle pagine dedicate alle principali feste cristiane, hanno fornito un repertorio di storie e di materiali iconografici che hanno inspirato, durante il Medioevo e il Rinascimento, sia la stesura di sermoni e poemi, sia la realizzazione degli apparati decorativi di molte chiese. I lavori nella cappella proseguirono fino oltre il 1460 e portarono alla creazione di un ciclo pittorico articolato in dodici affreschi, organizzati su quattro livelli sovrapposti. La vicenda narrata, partendo con "La morte di Adamo" nel lunettone di destra, termina con "L'Annunciazione" nella parete centrale, seguendo un ordine che non coincide con quello di realizzazione dei dipinti, eseguiti da sinistra a destra e dall'alto verso il basso.
Sempre all’interno della basilica, si ammirano le vetrate del Marcillat, tele ed affreschi di Spinello ed altre opere di pregio, tra cui un grande Crocifisso dipinto da un contemporaneo di Cimabue e - nell’ultima cappella laterale a sinistra - il monumento funebre al giureconsulto Roselli, della prima metà del Quattrocento.
Al piano sottostante si estende, divisa in tre navate, la Chiesa inferiore, ripristinata nel corso degli ultimi decenni ed utilizzata come suggestiva sala espositiva.
 

Casa del Vasari

Giorgio Vasari (1511-1574) è uno degli artisti più eclettici del XVI secolo; fu pittore e architetto di grandissima fama. La sua opera di scrittore è fondamentale per la conoscenza delle maggiori personalità della storia dell'arte: raccolse, infatti, nelle su famosissime Vite, le biografie dei maggiori pittori, scultori ed architetti italiani fino alla sua epoca.
La casa di Via XX settembre, nei pressi di Piazza San Domenico, fu acquistata dal Vasari nel 1540: l’Artista ne curò il restauro che proseguì fino al 1548. Tipico esempio di manierismo toscano, essa si sviluppa sue due piani ed è ornata da un giardinetto, che il Vasari ricorda in una delle sue lettere. Le sale del piano nobile - finemente decorate dal Vasari e da suoi allievi -prendono nome dalle medesime decorazioni: Sala della fama e delle arti, Sala del camino, Sala di Apollo e delle Muse; in quest'ultima si può ammirare un bell'affresco che ritrae la moglie. Nella Sala del camino si trova la curiosa l'immagine del Vasari stesso, dipinto di spalle, mentre legge un libro vicino ad una finestra.
L’edificio, ampliato nell'Ottocento e utilizzato come residenza privata fino all'inizio del Novecento, è oggi sede del Museo di Casa Giorgio Vasari e dell'annesso Archivio, il cosiddetto Archivio Vasariano, dove si conservano, tra l'altro, lettere autografe di Michelangelo, di Pio V e di Cosimo I.
 

Casa Museo Ivan Bruschi

Ospitata nel trecentesco Palazzo del capitano del popolo, di fronte alla Pieve di Santa Maria, la casa-museo intitolata ad Ivan Bruschi, celebre antiquario aretino ideatore e animatore della Fiera Antiquaria di Arezzo.
La casa-museo espone la ricca collezione lasciata da Bruschi alla fine del Novecento. Visitare questo museo equivale a fare un viaggio nel tempo e nello spazio, visitare epoche e luoghi vicini e lontani: gli oggetti esposti sono i più diversi, per datazione, luogo di provenienza e tipologia. La raccolta fu iniziata dal Bruschi negli anni ’60 e venne via via arricchita, con acquisti sia di altre collezioni, sia di singoli pezzi sui mercati antiquari. Essa si compone di circa diecimila pezzi e comprende una selezione preziosa di mobili, dipinti, sculture, libri, vetri, ceramiche, argenterie, gioielli, arnesi e monete che vanno dalla preistoria ai giorni nostri. All’esposizione son degna cornice le stanze del palazzo che - come provano i molti stemmi visibili sulla facciata - è uno degli edifici pubblici aretini più importanti e rappresentativi del tardo medioevo.
 

Duomo di Arezzo

Dedicata a San Donato e a San Pietro Maggiore, la Cattedrale di Arezzo è un’imponente costruzione gotica che sorge sulla sommità di una collina e domina dall’alto tutta la città. La sua costruzione fu voluta dal vescovo Guglielmo degli Ubertini ed avviata verso la fine del Duecento, ma la costruzione ebbe vita travagliata: i lavori, spesso interrotti, terminarono solo nei primi anni del Cinquecento.
La facciata rimase incompiuta per secoli e fu realizzata in stile neogotico all’inizio del Novecento. Il portale romano-gotico del lato destro risale al Trecento ed è fiancheggiato da due tronconi di colonna in porfido, resti di un edificio preesistente, probabilmente romano; nella lunetta si nota un bel gruppo trecentesco in cocciopesto, che rappresenta una Madonna con Bambino, tra S. Donato e Gregorio X. A fianco dell'abside poligonale è stato eretto il campanile, verso la metà dell'Ottocento.
L'interno è diviso a tre navate, divise da alti pilastri a fascio in vari stili, che con gli archi ogivali conferiscono alla struttura un notevole slancio in altezza. Stupende le vetrate a colori, in gran parte opera cinquecentesca di Guglielmo de Marcillat, che illuminano le opere ivi conservate. Nella navata destra, spiccano il sepolcro gotico di Gregorio X, che risale al Trecento, e la Cappella Tarlati del 1334; sopra l'altar maggiore s’alza l'Arca di S. Donato, opera trecentesca di più artisti aretini, senesi e fiorentini. Nella navata sinistra si trovano il prezioso affresco di Piero della Francesca raffigurante la Maddalena (dipinto intorno al 1465) e il Cenotafio di Guido Tarlati del 1330. Di notevole interesse è anche l'ampia cappella della Madonna del Conforto, opera dell'ultimo Settecento che contiene terrecotte robbiane.
Annessi al Duomo sono i locali del Museo Diocesano d’Arte Sacra e dell'Archivio Capitolare (spostato in Piazzetta del Seminario).
 

Fortezza Medicea

Situata sulla sommità del Colle di San Donato, la Fortezza Medicea - anche se più volte rimaneggiata - rappresenta un esempio significativo dell'architettura militare difensiva del Cinquecento. Sotto la direzione di Antonio da Sangallo il Giovane e di Nanni Ungheri, la fortificazione fu costruita tra il 1538 ed il 1560, sull’area dell’antica cittadella medievale, che fu rasa al suolo. Nella costruzione fu inglobata gran parte di un precedente Forte di forma trapezoidale che risaliva all’inizio del Cinquecento: di questo forte sono ancora visibili due baluardi e qualche tratto di cortina.
L'edificio, inizialmente dotato di tre Porte d’accesso e circondato da un vasto fossato, è inserito nella cinta muraria ed è costituito da un impianto a forma pentagonale irregolare per adattarsi al terreno con bastioni di notevole altezza. Molto innovativa - per quei tempi - fu l’impostazione dei bastioni occidentali e quella degli ambienti interni, formata da una complicata rete di stanze, gallerie, pozzi e prese d’aria, posti su vari livelli.
La Fortezza fu utilizzata fino alla fine del Settecento. Nel 1800 venne in parte smantellata dai soldati di Napoleone, e le ferite alla struttura sono tuttora visibili. Il restauro - già avviato alla fine dell’Ottocento - figura nei programmi del Comune di Arezzo. Dalla Fortezza si può godere uno dei migliori panorami della città sottostante e della Valle dell’Arno.
 

Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea

La Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea è stata costituita dal Comune di Arezzo nel 1962, concretando il successo ottenuto per vari anni dal “Premio Arezzo” di pittura. La Galleria iniziò la sua attività, organizzando una serie di mostre di grande interesse. Contemporaneamente fu avviata la raccolta di un’originale collezione permanente di opere di autori italiani - soprattutto toscani - già affermati o emergenti. Le opere raccolte furono esposte fino a metà degli anni ’80 in Palazzo Guillichini, e raccolte in un catalogo dal titolo “La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo”, curata da Enrico Crispolti. Nel 1994 fu approvato il progetto di ristrutturazione dell’ex Albergo Chiavi D’Oro contiguo alla Chiesa di San Francesco: Alla fine del 2003 fu qui inaugurata la nuova sede della Galleria, con l’esposizione delle opere della Collezione Permanente integrata da un dipinto straordinario dal titolo “La Californie” del grande Picasso.
Attualmente la nuova sede ospita grandi mostre d’arte contemporanea a carattere temporaneo, mentre le opere della Collezione si trovano immagazzinate in attesa dell’esposizione definitiva. La Collezione Permanente è costituita da opere di notevole valore realizzate nella seconda metà del novecento in Italia. Sono presenti opere:

  • di autori delle due diverse generazioni emergenti fra le due guerre (L. Castellani, Maccari, Levi, Mencio, Paolucci, Martini, Peyron, Martina, Capocchini, Ciardo);
  • che si rifanno all’ambito "informale", negli anni Cinquanta-Sessanta (Davico, De Gregorio, Clemente, Levi Montalcini, Loffredo, Carrino, Coppola);
  • che rappresentano proposizioni di protagonisti e comprimari della "Nuova Generazione" negli anni Sessanta (Berni, Vacchi, Gianquinto, Calabria, Vespignani, Attardi, Trubbiani, De Stefano, Oste, Tabusso);
  • che configurano aspetti di una linea fantastica (Cagli, Margonari, Provino), o momenti di "non-figurazione" strutturale (Nativi, Gandini), o di sperimentazione percettiva (Senesi), o di affusione lirica (Raciti, Mandelli), o di momenti di ulteriore "figurazione", o critica (Berti), o lirica (Forgioli), o narrativa fantastica (Ceccotti);
  • che esprimono il lavoro di emergenti delle nuove ricerche d’accento segnatamente individuale manifestatesi negli anni Ottanta-Novanta (S. Cardinali, Gadaleta, Habicher, Golba, G. Sani).


Vi sono, infine, numerosi autori di contesto tipicamente toscano (Venturino Venturi, C. Mannucci, Chini, Capocchini, Santini, R. Grazzini, Covili e Serafini).
 

La Badia (Chiesa delle Sante Flora e Lucilla)

Eretta dai monaci benedettini nel XIII secolo e dedicata alle sante Flora e Lucilla, la chiesa si apre sull’omonima piazza della Badia, sede delle Poste granducali dal Seicento all’Ottocento inoltrato. Alla metà del Cinquecento l’edificio è stato completamente ristrutturato, in stile rinascimentale, su progetto del Vasari.
L’attuale facciata è il risultato di un discusso restauro del primo Novecento, ispirato a moduli romanico-gotici; originali, invece, sono la grande bifora, parte del portale e della fiancata su Via Cavour. Il caratteristico campanile ottagonale risale al 1650.
L’interno, in stile manieristico, rivela la mano del Vasari. Sopra il presbiterio, si può ammirare la cupola principale, finta prospettiva dipinta su tela da Andrea Pozzo nel 1702. Un restauro successivo ha messo in risalto la grande maestria del pittore, che ha saputo creare un eccezionale effetto illusionistico "fra i più riusciti e meglio conservati di tutto il Settecento italiano". In effetti, il Pozzo aveva dipinto altre due cupole simili, una per la chiesa di S. Ignazio a Roma, e una per la chiesa Universitaria di Vienna.
Di notevole interesse, a sinistra dell’ingresso, l’affresco di Bartolomeo della Gatta raffigurante San Lorenzo (1476); a destra un grandioso Crocifisso, dipinto su tavola da Segna di Bonaventura (1319); vicino al monumentale altare maggiore in legno, originariamente progettato dal Vasari per la Pieve di Santa Maria, si trova un ciborio marmoreo attribuito a Benedetto da Maiano.
 

Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate

Il Museo è intitolato a Mecenate, illustre aretino ed importante personaggio della Roma augustea. Esso ha sede nel convento dei Montolivetani di S. Bernardo, pregevole edificio trecentesco che sorge sui resti dell'Anfiteatro Romano, le cui volte sono visibili al primo piano. Il Museo fu aperto nel 1823 come raccolta di "Storia naturale e Antichità" e si è accresciuto nel tempo, con l'acquisizione di varie raccolte, poi confluite nelle raccolte della Fraternita dei Laici, e con i notevoli apporti degli scavi ottocenteschi e recenti.
Divenuto statale nel 1973 e recentemente rinnovato, il Museo si articola in 26 sale. Il piano terreno è ordinato topograficamente, mentre in quello superiore si trovano le sezioni speciali (paleontologia, preistoria, numismatica) e le singole collezioni appartenute a cittadini di Arezzo (Bacci, Gamurrini, Funghini, Ceccatelli).

Sezione etrusca. Tra i reperti più importanti della sezione etrusca, si distinguono i preziosi gioielli della necropoli di Poggio del Sole, un'imponente decorazione frontonale policroma, di notevole resa plastica con scene di combattimento, una serie di interessanti teste-ritratto e busti votivi, nonché i reperti del grandioso santuario di Castelsecco, un ciottolo iscritto per la divinazione e il quinipodium, un esemplare monetale di notevoli dimensioni di cui sono noti solo due esemplari al mondo. Preziosi sono inoltre il magnifico cratere attico con Amazzonomachia, capolavoro del ceramografo Euphronios (510-500 a.C:) e la celeberrima anfora da Casalta con il ratto di Ippodamia, della scuola del pittore di Meidias (420-410 a.C.).

Sezione romana. La sezione romana comprende mosaici, bronzetti, sculture, iscrizioni, monumenti funerari, statue - tra cui quella raffinatissima dell'imperatrice Livia e quella di un togato rinvenuta nel 1994 - e corredi tombali, per esempio quelli preziosi di fanciulla dalla località "Puglia" e l'altro, alto medievale, da Pionta. Largo spazio è dedicato ai vasi aretini, denominati un tempo "vasi corallini". Di questa ceramica, prodotta ad Arezzo tra la metà del I secolo a.C. e la metà del I d.C., che rese la città famosa nell'antichità, il museo conserva la più ricca collezione al mondo. Splendido tra gli oggetti preziosi è il ritratto maschile in crisografia (oro su vetro) che risale alla seconda metà del III d.C. e che costituisce un raro e raffinato esempio di questa tecnica.
 

Museo Diocesano d'Arte Sacra

Il Museo Diocesano D’Arte Sacra - situato nella piccola piazza dietro il campanile del Duomo - è stato costituito nel 1963 dal Capitolo della Cattedrale, allo scopo di raccogliere, conservare e far conoscere opere d’arte a carattere religioso, relative alla Diocesi aretina.
In pochi anni, il Museo il Museo ha raccolto una notevole collezione di quadri, affreschi staccati, statue, oggetti di oreficeria, codici e paramenti sacri - dal XII secolo alla fine dell'Ottocento - che provengono dal Duomo e da vari edifici, soprattutto chiese, dell’area diocesana. Fra le opere esposte, spiccano in particolare quelle del Vasari, di Bartolomeo della Gatta, di Luca Signorelli, di Andrea di Nerio, di Mariotto di Nardo, di Lorentino d'Andrea, di Domenico Pecori e di Niccolò Soggi. Molto interessanti sono i tre crocifissi lignei del Duecento, che conservano ancora parte dei colori originari: si ritiene che quello centrale sia dovuto a Margarito d’Arezzo.
 

Palazzo dei Priori

Il Palazzo dei Priori sorge sulla collina del centro storico, la cosiddetta “zona del potere”, sulla parte occidentale di piazza della Libertà. Costruito nella prima metà del Trecento, l’edificio ha sempre ospitato le massime magistrature di Arezzo: attualmente è sede del Municipio.
Qualche traccia della struttura originaria si ritrova sul lato di Via Ricasoli. La facciata e la robusta torre quadrangolare sono state più volte rifatte e restaurate. Con l’ultima ristrutturazione - che risale al 1930 - il Palazzo è stato profondamente modificato all’esterno (merlatura della facciata, coronatura della torre) e all’interno.
Notevole il cinquecentesco cortile interno, con porticato sormontato da due loggiati. Al pianterreno si conserva un notevole affresco del 1640 di Salvi Castellucci - la Madonna col Bambino e San Donato - sul cui sfondo appare una bella veduta di Arezzo. Salendo al piano superiore si notano alcuni affreschi a carattere sacro. Nelle varie sale si trovano molti ritratti e busti di illustri cittadini del passato, nonché una bella statua della Madonna con bambino che risale al 1339 e proviene dalla demolita Porta S. Spirito. La cosiddetta Sala dei matrimoni contiene un cinquecentesco camino in pietra, due dipinti del Vasari e vari affreschi di Teofilo Torri (1610), che rappresentano scene della Storia di Arezzo. Nella Sala del Consiglio si conserva il quattrocentesco affresco della Crocifissione di Parri di Spinello, ed il ritratto di Pietro Aretino. L’ultimo piano, oggetto di un recente intervento di restauro, dà accesso all’interno della torre.
 

Palazzo delle Logge del Vasari

Il Palazzo delle Logge domina il lato più elevato della centralissima Piazza Grande, innestando “una grandiosa cornice rinascimentale nel cuore della città medioevale”. Richiesto dal Comune cittadino e progettato dal Vasari nel 1573, l'edificio fu terminato nel 1595, sotto la direzione di Alfonso Parigi (il Vasari morì nel 1574). In ogni caso, questo palazzo è considerato l’architettura più bella, compiuta e riuscita del grande aretino.
L’edificio modificò profondamente l'assetto urbanistico della piazza, già alterato dalla rovina del palazzo del Comune e del palazzo del Popolo. Per la sua realizzazione si dovette, infatti, ridimensionare l'antica platea communis ed occupare un intero lato con una cortina ininterrotta. Tuttavia, l'operazione raggiunse un risultato innovativo ed equilibrato insieme, grazie “alla semplicità delle linee architettoniche ed alla luminosità del lungo porticato, sotto il quale si aprono gli ingressi alle antiche botteghe con le caratteristiche spallette”. Al centro del loggiato, una breve scalinata conduce alla soprastante Piazza del Praticino; all'estremità occidentale, si apre l'ingresso all'aula della Corte di Assise, ricavata nell'Ottocento dal salone di un teatro cinquecentesco.
 

Palazzo Pretorio

Il Palazzo Pretorio si trova in Via dei Pileati, nell’area ove un tempo sorgevano i palazzi delle nobili famiglie guelfe aretine: gli Albergotti, i Lodomeri ed i Sassoli. Il complesso edilizio che comprende il Palazzo Pretorio è il risultato della fusione - operata tra il Trecento ed il Quattrocento - di costruzioni appartenute a tali famiglie.
All’interno del Palazzo svetta ancora una torre; una seconda è stata abbattuta nel corso dei numerosi interventi di restauro e sistemazione, subiti dall'edificio in sette secoli di vita. Il Palazzo Pretorio è stato sede del Capitano del Popolo fin dal 1290 ed ha ospitato numerose magistrature civiche: ciò è testimoniato - sulla facciata del Palazzo stesso - dalla cospicua raccolta di stemmi dei Podestà, dei Capitani e dei Commissari fiorentini succedutisi al governo della città dal XIV al XVIII secolo.
A partire dal Quattrocento una parte del palazzo è stata adibita a stabilimento carcerario; un restauro eseguito nella prima metà del Novecento, dopo lo smantellamento degli impianti di reclusione, ha restituito all'edificio l'aspetto monumentale definitivamente acquisito attorno al Cinquecento. All'interno del palazzo - che conserva ambienti di notevole interesse ed è sede della Biblioteca “Città di Arezzo” - si segnalano: sulla destra dell'andito, l'antica Cappella con una frammentaria Annunciazione; al primo piano, nella sala piccola un tabernacolo domestico ad arco ribassato, addentrato nel muro, con l'immagine della Madonna con Bambino, risalente al XIV secolo; al secondo piano, la sala d'angolo con un bel soffitto ligneo cinquecentesco.
 

Piazza Grande

La Piazza Grande di Arezzo, nota anche come Piazza Vasari, sorge sull’area ove - con molta probabilità - si trovava il foro romano. Essa si sviluppa in forma trapezoidale ed ha una superficie assai inclinata. A causa delle varie modifiche subite nel corso dei secoli, la Piazza è diventata una vera e propria antologia di stili architettonici, che vanno dal romanico al barocco.

  • Il lato Ovest si caratterizza sia dal romanico dell'abside della Pieve di Santa Maria , sia dal barocco del Palazzo del Tribunale. In questo lato della Piazza sorge una splendida fontana pubblica, forse cinquecentesca, e l'elegante palazzo della Fraternita dei Laici , articolato su tre differenti stili: gotico nella parte più bassa, rinascimentale in quella centrale e tardo-rinascimentale nella parte più alta.
  • Il lato Nord della Piazza è dominato dal Palazzo delle Logge , progettato nel 1573 da Giorgio Vasari.
  • A Sud-Est sorge il notevole Palazzo Lappoli, composto da edifici di altezza differente e dotato di un ballatoio in legno.
  • A Sud-Ovest si eleva la casa-torre della nobile famiglia dei Cofani, chiamata anche dei Cofani-Brizzolari, a causa della fusione tra la Torre Faggiolana e l'edificio adiacente.


Tra le manifestazioni che si svolgono nella Piazza Grande, si ricorda la Giostra del Saracino , che rievoca la storia medioevale della città, con una gara tra cavalieri al galoppo e un corteo storico composto da trecento figuranti e sbandieratori, nonché la mensile fiera Antiquaria nata nel 1968 ad opera di Ivan Bruschi in cui i collezionisti di tutta Italia si danno appuntamento per esporre dipinti, orologi, stampe antiche, libri, stoffe ed oggetti in rame o in ferro.
 

Pieve di Santa Maria

Risalente al XII-XIII secolo, la chiesa di Santa Maria della Pieve rappresenta pieve è un magnifico esempio di architettura romanica: certamente è una delle più grandi e suggestive pievi romaniche della Toscana. L’imponente edificio fu costruito sui resti di un tempio preesistente che risaliva alla fine del X secolo: di questo tempio è rimasta qualche traccia in uno dei portali della Pieve.
L’elegante e maestosa facciata a colonnato presenta sicure influenze pisane-lucchesi: è ripartita in basso da cinque arcate cieche e superiormente vivacizzata da tre loggiati sovrapposti, ai quali le differenze di spaziatura, altezza e diametro delle colonne conferiscono dinamicità e leggerezza. Della facciata fanno parte la lunetta con un bassorilievo raffigurante la Madonna Coronata e due angeli, nonché lo straordinario ciclo dei dodici Mesi, capolavoro della scultura medievale. Lo sviluppo segnatamente orizzontale della facciata contrasta con il verticalismo del campanile, detto “dalle cento buche” per le numerose bifore che ne alleggeriscono la struttura.
L'interno è a tre navate, concluse da un’unica abside, e presenta colonnati ed arcate leggermente ogivali, che preludono al gotico. Sopra l’altar maggiore si può ammirare una delle più raffinate testimonianze dell’arte senese in terra aretina: lo stupendo polittico (Madonna col Bambino, Annunciazione, Assunta) dipinto nel 1320 da Pietro Lorenzetti per il vescovo Guido Tarlati. Altre opere notevoli sono: la duecentesca Croce lignea di Margarito; l'affresco dei Santi Francesco e Domenico, di scuola giottesca del primo Trecento, e - nella Cappella del Sacramento - il trecentesco busto-reliquiario del vescovo Donato, patrono di Arezzo.
 

Prato (Passeggio del Prato)

Situato tra la Cattedrale e la Fortezza Medicea, il “Prato” è il parco cittadino più antico e suggestivo di Arezzo, per la posizione elevata, l’alberatura secolare, la collocazione in un’area di grande interesse archeologico. Esso occupa la superficie di una vasta depressione naturale, che alcuni secoli or sono separava due cime collinari, corrispondenti agli insediamenti della Cattedrale e della Fortezza. Colmato il dislivello nel corso dei secoli, l’area fu sistemata - nei primi anni dell’Ottocento - a giardino pubblico, sede di concerti, corse di cavalli alla tonda, spettacoli aerostatici e pirotecnici.
L’estensione attuale, da porta Stufi al bastione meridionale della Fortezza (nei cui pressi sono visibili resti archeologici di età romana), è stata raggiunta nella prima metà del Novecento. Al 1928 risale il gruppo marmoreo del monumento a Francesco Petrarca, opera di Alessandro Lazzerini, collocato al centro del parco.
 

Santuario di Santa Maria delle Grazie

Poco fuori del centro di Arezzo, sorge l’incantevole santuario quattrocentesco di Santa Maria delle Grazie, splendido esempio di architettura tardogotico-rinascimentale. Su progetto di Domenico del Fattore, l’edificio fu costruito nella prima metà del Quattrocento, sopra le rovine dell’antica Fons Tecta, ritenuta sede di un culto pagano delle acque. In quella zona aveva molto predicato San Bernardino.
La chiesa è preceduta da un portico, disegnato da Benedetto da Maiano, capolavoro stupendo di leggerezza e di grazia: il portico è a sette arcate, poggianti su esili colonne. La facciata della Chiesa è modesta, decorata soltanto da archetti. L'interno è a navata unica, con volte a crociera e abside poco profonda. Esso ospita un affresco di Lorentino d'Arezzo, alquanto deteriorato, ma soprattutto un affresco quattrocentesco della Madonna della Misericordia di Parri di Spinello. L’altar maggiore - in marmo e terracotta smaltata - è opera inconsueta di Andrea della Robbia.