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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Porte e Quartieri

Arezzo / Italia
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La suddivisione di Arezzo in quartieri cittadini è molto antica: già in un atto di donazione del 1025, un terreno posto fra le chiese di Sant'Agnese e di San Lorenzo viene chiamato "de porta sancti Andree". Nella configurazione che i quartieri aretini mantennero per tutto il Duecento ed il Trecento, si nota che i quartieri stessi ebbero origine sullo scorcio dell'XI secolo, in concomitanza e in conseguenza del rifacimento delle mura cittadine operato nell'ultimo decennio di quel secolo. I quartieri prendevano nome da quattro porte delle mura: Porta di Sant'Andrea, Porta del Borgo, Porta del Foro e Porta Crucifera. Arezzo era allora tutta arroccata nella parte alta del colle. Per tutto il corso dell' XIII e del XIV secolo i quartieri aretini svolsero un ruolo importante nella vita politica, giurisdizionale e fiscale della città di Arezzo: gli uffici pubblici, ad esempio, erano equamente ripartiti fra i cittadini delle quattro porte.
A partire dal 1384, con la seconda e definitiva dominazione fiorentina, i quartieri persero gran parte delle loro funzioni, conservando soltanto quella fiscale; fino al Seicento inoltrato le vecchie porte medioevali servirono, infatti, da base per la compilazione dei catasti sulla scorta dei quali venivano ripartite le imposte dirette.
La vecchia divisione in quartieri scomparve definitivamente nel 1672 quando i quartieri di Arezzo furono profondamente modificati per essere adeguati al nuovo assetto topografico della città, rispecchiato dalla cinta medicea. Soltanto il quartiere di Porta Crucifera conservò l'antica denominazione, quelli di Porta del Borgo e di Porta del Foro presero da allora a chiamarsi Santo Spirito e San Lorentino, Porta Sant’Andrea scomparve e fra quelli che restavano si fece posto al nuovo quartiere di Porta San Clemente. Quest’articolazione territoriale della città sopravvisse fino all'Ottocento.

PORTA POZZUOLO Antica apertura nel tratto settentrionale della cinta muraria duecentesca, chiusa nel Cinquecento e riaperta ad uso pedonale alla metà del nostro secolo. Dà accesso sul fianco Est della chiesa di San Domenico e sull'omonima piazza. Il nome della porta fa riferimento ad una antico pozzo (o fonte) e non va confuso con quello, attribuitole erroneamente dopo la riapertura della vicina porta San Biagio. Quest'ultima, cui si accedeva da via di Pietramala, fu chiusa alla metà del Cinquecento; occlusa all'interno del terrapieno del Prato, è visibile dal lato esterno delle mura.
PORTA SAN CLEMENTE
(GIÀ PORTA SANT’ANDREA)
Porta San Clemente fu aperta nel tratto più settentrionale della cinta muraria medicea, non lontano dall'omonimo baluardo e dalla zona dove in epoca medioevale sorgeva il cassero di S. Clemente (fortificazione militare distrutta a metà del Cinquecento). La Porta è rivolta verso la vallata casentinese, con la quale è collegata dalla statale 71. Originariamente piuttosto angusta, essa fu ampliata e ristrutturata nella prima metà del secolo scorso.
L’antica porta di Sant’Andrea si apriva sull'antico cardo massimo, poco a monte dell'attuale incrocio fra Via dei Pescioni, Via di Colcitrone, da un lato, e piaggia San Lorenzo, Via Fontanella, dall'altro. La porta traeva nome da una vicina chiesa, oggi del tutto scomparsa, costruita (forse in epoca paleocristiana) sul luogo in cui, secondo una radicata tradizione fu martirizzato nel IV secolo un Sant'Andrea aretino con numerosi familiari e compagni, del quale in epoca molto più tarda si ipotizzò l'appartenenza alla famiglia Guasconi. Così come avviene ancor oggi, il quartiere di Sant'Andrea occupava il quadrante sud-orientale ed era grossomodo compreso fra le attuali Piazza Grande, Via Borgunto e Via Pescioni a nord, Corso Italia ad ovest, Via Garibaldi a sud, le mura cittadine ad est. Intorno al 1925 matura l'intenzione di ripristinare i quartieri dell'Arezzo medioevale e se ne disegnano gli stemmi. Ma quando nel 1930 si decide di realizzare i costumi dei valletti comunali e nel 1931 di ripristinare la Giostra del Saracino il comitato rionale di Sant'Andrea non riuscì a giungere in tempo all'appuntamento: il suo stemma fu così assegnato al Rione di Colcitrone. Il quartiere di Porta Sant'Andrea fu inserito a pieno titolo nella giostra con la ristrutturazione operata nel 1932, assumendo lo stemma ed i colori che ha conservato fino ai nostri giorni.
PORTA S. LORENTINO
(GIÀ PORTA DEL FORO)
La Porta del Foro, che ha dato il nome al Quartiere, si apriva molto più a monte, sulla zona del Foro Romano, che presumibilmente si trovava dove adesso è il Prato. La Porta veniva anche detta "la Porta fiorentina delle forche", perché neI Sei-Settecento vi passava la processione che accompagnava al supplizio i condannati a morte.
Tra le quattro aperture della cinta muraria medicea, Porta S. Lorentino è quella che conserva meglio, nonostante il rifacimento subito nel 1644 ed i discutibili ritocchi novecenteschi, l'originario aspetto. Eretta allo sbocco occidentale di un lungo tracciato stradale disposto in senso Est-Ovest, mette in comunicazione la città antica con la periferia cresciuta nel corso degli ultimi decenni sui due lati di via Marco Perennio e via Fiorentina, fino a raggiungere senza interruzione l'abitato di San Leo, oltre il quale la statale 69 conduce verso il Valdarno e Firenze. In direzione opposta porta S. Lorentino - erede della più interna porta del Foro, - immette sul rettilineo di via S. Lorentino e piaggia di Murello (antica Ruga Mastra), sormontata al termine di un'erta salita dal monumento al Granduca Ferdinando III di Lorena (1822), opera di Stefano Ricci.
A Nord della porta si erge il baluardo omonimo; nella zona, archeologicamente assai interessante, fu rinvenuto nel 1553, durante i lavori di fortificazione, il celebre bronzo etrusco della Chimera, ora custodito nel Museo Archeologico di Firenze. A circa 500 m. di distanza, sul lato Nord di via Marco Perennio, l'antica chiesa intitolata ai protomartiri cristiani Lorentino e Pergentino; il modesto edificio attuale, di impianto medioevale (XIII sec.), costituisce il rifacimento di precedenti strutture risalenti al tardo Impero romano, manomesse nell'alto Medioevo.
L' aspetto attuale della porta deriva da una ristrutturazione del 1932.
PORTA S. SPIRITO
(GIÀ PORTA DEL BORGO)
La porta orientata verso sud-ovest della cinta tarlatesca era situata in posizione molto più avanzata rispetto a quella della cinta medicea. Quest'ultima venne ricostruita assai più indietro dopo il 1550. In tale epoca vi venne posta la statua della Madonna col Bambino eseguita al tempo di Guido Tarlati e collocata sulla porta della cinta trecentesca.
La porta della cinta medicea, che aveva preso il nome dal vicino monastero delle Clarisse, venne abbattuta nel 1893 per costruire la nuova Barriera. L'abbattimento venne preceduto da lunghe ed aspre polemiche. L'arco interno della porta Santo Spirito verrà smontato ed utilizzato come ingresso del piazzale di Santa Maria delle Grazie. L' intervento della Barriera diverrà il perno di un più vasto progetto di edificazione e viabilità che porterà in pochi anni alla completa trasformazione di tutto il quartiere.
PORTA STUFI Costruita sul versante Nord della cinta fortificata, in posizione intermedia tra porta Pozzuolo e porta San Biagio, fu chiusa assieme a queste nel corso del Cinquecento, in occasione dell'erezione delle mura medicee. Il restauro e la riapertura, portati a termine recentemente, hanno dotato la città di un nuovo, suggestivo ingresso, che attraverso l'area del Prato immette direttamente dal parcheggio turistico di via G. Pietri nel cuore del centro storico.
PORTA Trento E Trieste Aperta nel 1816, contestualmente alla realizzazione di via Anconetana, strada di collegamento con la costa adriatica, è la porta più recente della città. Originariamente chiamata porta Ferdinanda o porta Nuova, assunse l'attuale denominazione in seguito al primo conflitto mondiale. Immediatamente a Sud si eleva il baluardo di San Giusto; oggi destinato a sede scolastica. Poco più a Nord solo un’interruzione del tracciato delle mura segnala ormai il punto dove la medioevale porta di Colcitrone, demolita alla fine del secolo scorso, separava dal sobborgo di S. Croce, all'esterno del quale (lungo via della Fonte Veneziana) sorgeva il complesso ospedaliero di Santa Maria Sopra i Ponti (1925).
Verso l'interno della città, si diparte da porta Trento e Trieste il lungo semicerchio di Via Garibaldi - l'antica via Sacra, contornata da chiese, cappelle e monasteri - che segna approssimativamente il perimetro della città del Duecento, raccolta nella parte superiore della collina. A poca distanza dalla porta, all'altezza di piazza San Giusto, l'asse di via Garibaldi è incrociato dal caratteristico rettilineo disegnato da via delle Gagliarde, via di Fontanella, piaggia San Lorenzo e via di Pellicceria, che attraversa in ripida salita la zona della città di più remoto insediamento: si tratta dell'antico cardo massimo di età romana, perfettamente orientato in senso Nord-Sud.
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