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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Giostra del Saracino

E’ una rievocazione storica ambientata nel XIV secolo, che si svolge nella Piazza Grande di Arezzo. Quella tradizionale si celebra la prima domenica di settembre, mentre un’edizione "secondaria" si svolge il penultimo sabato di giugno. Sembra che la Giostra prenda spunto dalle tradizioni dell'addestramento dei cavalieri dell’epoca.
Quattro coppie di cavalieri, in rappresentanza dei Quartieri in cui è suddivisa la città, si sfidano a lanciarsi al galoppo verso un automa corazzato e armato, raffigurante il “Saracino”, realizzando il maggior punteggio possibile colpendolo. Il fatto che l’automa sia mobile e possa a sua volta colpire il cavaliere, è doppiamente simbolico: da un lato il cavaliere è invitato a non sottovalutare l'avversario; dall'altro indica l'onore che la città di Arezzo concede anche al suo nemico saraceno, chiamato "Buratto Re delle Indie", il quale è anch'egli protagonista della tenzone, armato del suo "mazzafrusto" con cui può colpire l’assalitore.
Le regole del torneo, definite dalle prescrizioni di una Giostra del 1678, permettono alla gara di rimanere in sospeso sino all'ultimo momento. Ogni cavaliere può infatti essere squalificato o vedersi annullare il punteggio, così come può raddoppiarlo, rompendo la lancia in uno dei suoi assalti al manichino. Il quartiere che ottiene la vittoria conquista l'ambitissima "Lancia d'Oro", che ogni anno viene forgiata e messa in palio dalla città.
La giornata si apre con la lettura del bando. Un imponente corteo storico in costume attraversa la città e fa il suo ingresso in Piazza Grande, dopo aver ricevuto la benedizione del vescovo sulle scalinate del Duomo. Dopo l'ingresso delle autorità cittadine (Magistratura, Giuria e Rettori dei Quartieri), gli sbandieratori intrattengono il pubblico con le loro esibizioni. Infine fanno il loro ingresso i giostratori, che si schierano sulla "lizza". L'Araldo legge il testo della Disfida del Saracino e, quando la Magistratura dà il via, cavalieri possono finalmente schierarsi e iniziare la competizione.
Di una giostra celebrativa si ha menzione in una lettera dei Tarlati, i signori di Arezzo, datata 1331. Il più illustre testimone di queste manifestazioni è stato indubbiamente Dante, che ha dedicato alla Giostra le prime terzine nel XII canto dell'Inferno.
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