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Mercoledì 29 Marzo 2017, San Secondo di Asti
Giacomus - CC by-sa
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Visitare Ancona - guida breve

 

Anfiteatro Romano

Del periodo romano Ancona conserva due importanti testimonianze architettoniche: l'Anfiteatro e l'Arco di Traiano. L’Anfiteatro sorge sulle pendici dei Colli Guasco e dei Cappuccini, a circa 50 metri sul livello del mare, sul luogo ove sorgeva l’acropoli greca. Fu eretto all’epoca di Ottaviano Augusto, verso la fine del I secolo a.C., e restaurato sotto l’impero di Traiano. La struttura disponeva di una grande cavea, con venti gradinate sistemate in tre ordini; si presume che potesse accogliere dai sette ai diecimila spettatori. Oggigiorno sono visibili le gradinate della cavea, e, spostandoci nelle vie limitrofe, grandiosi basamenti integrati nelle case medievali.
L’Anfiteatro fu riscoperto nel 1810, grazie allo studioso anconetano abate Antonio Leoni e al conte Girolamo Bonarelli, proprietario dell'omonimo palazzo, che racchiudeva parte dei resti del monumento. L’intervento fondamentale della Soprintendenza si ebbe intorno al 1930, ma gli scavi furono interrotti e ripresi più volte. I lavori ebbero particolare impulso dopo i danni causati dal terremoto del 1972, che devastò l’intera città.
Ultimamente l'Anfiteatro è diventato un importante luogo d’incontro per turisti e gente del posto, dove poter ascoltare poesia e musica, soprattutto lirica.
 

Arco di Traiano

Simbolo della città di Ancona, l'Arco risale ai primi anni del II secolo d.C. Fu edificato come omaggio all'imperatore Traiano, che aveva ampliato e potenziato il porto cittadino. Il Porto diveniva così adatto all'ancoraggio delle navi romane, che partivano da Ancona, in particolare, per le spedizioni contro i Daci.
La struttura dell’Arco – alta 14 metri e realizzata in marmo greco dell’Imetto – fu progettata e realizzata dal celebre architetto Apollodoro di Damasco, quello stesso che disegnò il Foro Traiano in Roma. L’opera, elegante e slanciata, si erge su un'alta scalinata ed è costituita da un arco a un solo fornice, con quattro colonne corinzie, un’imponente trabeazione e attico. In origine, l’arco era decorato con iscrizioni, fregi e rostri di nave in bronzo dorato. Sull’attico campeggiavano tre statue in metallo di Corinto: tra le statue della moglie Plòtina e della sorella Marciana, sorgeva a cavallo il grande imperatore Traiano che minacciava, con la spada, i Daci. Ornamenti e statue furono completamente depredati dai goti di Totila (551), o dai Saraceni nel IX secolo. L'iscrizione dedicatoria, incisa a grandi lettere di bronzo nell'attico dell'arco, recita: “All'imperatore Cesare Nerva Traiano, figlio del divo Nerva, ottimo augusto, germanico, dacico, pontefice massimo; onorato della podestà tribunizia per la diciannovesima volta, dell'imperatoria per la nona, della consolare per la sesta, padre della Patria, principe provvidentissimo, il Senato e il popolo romano perché, con l'aggiunta di questo porto, costruito a sue spese, ebbe a rendere più sicuro l'approdo d'Italia ai naviganti”.
Tra il 1996 e il 2002 la Soprintendenza è intervenuta sull’Arco, con un notevole restauro conservativo.
 

Chiesa di Santa Maria della Piazza

Inizialmente intitolata a Santa Maria del Canneto, la chiesa di Santa Maria della Piazza fu costruita sui resti di una basilica paleocristiana dedicata a Santo Stefano e, forse, di una cappella votiva pagana dedicata a divinità del mare. E’ probabile che risalga al X secolo. Nel secolo XI era nota come Santa Maria del Mercato, perché nello spiazzo antistante si svolgevano traffici e commerci. Pare che in questo periodo, la Chiesa sia stata adibita ad aula di giustizia. Di sicuro, qui prestava giuramento il podestà cittadino. Nel corso dei secoli l’edificio fu più volte modificato e restaurato: tuttavia, sono stati rispettati gli interni e la facciata, che hanno mantenuto la bellezza primitiva.
Opera di Filippo Lombardo, la facciata tripartita risale al 1210. E’ rivestita di marmo dalmatico a più ordini di piccoli archi e vi compare il marchio di una corporazione medievale di scultori e scalpellini, legata all’Ordine dei Templari. Il magnifico portale del 1297 è opera dell’istriano Magister Philippus e rappresentata i simboli dell’abbondanza e della fecondità nonché, stranamente, scene di guerra. Sembra quasi che i Templari abbiano voluto “firmare” il sacro edificio per ribadire il forte culto che l'Ordine riservava alla Vergine Maria.
L’interno, assai semplice, è strutturato su tre navate, con colonne a base esagonale. Tracce di affreschi di vita di santi compaiono sui lati dell'ingresso. Nell'abside campeggia uno stupendo Crocefisso ligneo cinquecentesco.
Le strutture lignee della chiesa furono distrutte da un incendio nel 1495, cui seguì una ricostruzione dell'edificio, che fu quasi totalmente abbattuto dal terremoto del 1690. Il campanile dovette essere ricostruito “ex novo” nelle forme attuali, diverse dalle originarie. La chiesa venne ristrutturata nel 1780, dopo un crollo strutturale. In epoca napoleonica, fu adibita prima a stalla e poi a zecca. Con il nome di San Rocco e Maria fu riaperta al culto nel 1806 e di nuovo restaurata nel 1916. Gli ultimi restauri risalgono al 1975. Ora la chiesa, rinnovata e abbellita negli interni, ma privata del titolo di parrocchia, è sede di concerti di musica sacra e classica, grazie alla perfetta acustica interna.
 

Cittadella del Sangallo

Dalla sommità del colle Astagno, la Fortezza, o Cittadella, vigila su Ancona da cinque secoli, silenziosa e imponente. Essa fu costruita intorno al 1532 da Antonio da Sangallo il Giovane, su commissione di papa Clemente VII, con il pretesto di difendere Ancona dagli attacchi dei Saraceni. Ad ogni modo, la struttura è un mirabile esempio di fortificazione che dal punto più alto della città scendeva fino al mare. E’ stato acutamente osservato che la costruzione del Sangallo testimonia il passaggio dal concetto quattrocentesco di "città ideale" a quello cinquecentesco di "città fortificata". Assieme alla sangallesca Rocca Paolina di Perugia, era uno dei più vasti e innovativi progetti militari del secolo.
Posta nel punto di entrata in città (l’attuale Piazza Sangallo), la Cittadella – a pianta poligonale e munita di sette baluardi – costituiva dunque un primario strumento di difesa: alla fine del Settecento, le mura furono collegate tramite fortificazioni a Porta Pia. La fortezza acquistò importanza e fama nel 1799, durante l’assedio di cento giorni sostenuto dal Monnier, e nel 1849, nella difesa contro gli austriaci da parte di T. Livio Zambeccari. Nel 1820 vi fu scoperta una congiura carbonara e nel 1827 vi fu imprigionato il conte Edoardo Fabbri di Cesena, che fu poi ministro di Pio IX.
La Cittadella comprende un magnifico parco, il più grande della città. Dal punto più alto di quest’area verde, si ha una visione completa di Ancona, dal porto al Monte Conero.
 

Duomo di Ancona

Il Duomo di Ancona sorge sul Colle Guasco ed è intitolato a un santo vescovo di origine armena, Ciriaco, martirizzato nel quarto secolo e diventato poi patrono della città. Il Duomo è anche cattedrale, è sede ufficiale dell'arcidiocesi ed è una delle chiese medievali più interessanti d'Italia. Le strutture edilizie sono state più volte rimaneggiate e abbellite. La chiesa fu completata in tempi lunghi, tra il X e la prima metà del XIII secolo. In origine fu edificata sui resti di una basilica paleocristiana dedicata a di San Lorenzo, la quale, a sua volta, era stata eretta su un tempio pagano. Inizialmente l’edificio era a tre navate, con ingresso a sud est. Tra il 998 e il 1015 fu costruito un nuovo impianto edilizio, pur mantenendo la struttura a tre navate. Nel 1017 furono trasferiti all'interno della chiesa i resti mortali dei santi Ciriaco e Marcellino. Tra il XII secolo e la prima metà del xiii, l’ingresso fu trasferito a ovest e fu data alla struttura la caratteristica pianta a croce greca. Altri restauri si ebbero nell’Ottocento e dopo il 1915, quando Ancona fu presa a cannonate dalla flotta austro-ungarica. Poi arrivarono i bombardamenti aerei anglo americani e il terremoto del 1972. Il duomo fu chiuso al culto per cinque anni. Fu riaperto alle devozioni dei fedeli nell'autunno del 1977, totalmente rinforzato.
La facciata è preceduta da una grande scalinata, su cui si apre un protiro gotico-romanico e un arco a sesto acuto sorretto da quattro colonne. Il portale è anch'esso gotico-romanico: risale al 1230 e sarebbe opera di Giorgio da Como. Anche la cupola è del Duecento: fu innalzata su di uno schema dodecagonale forse da Margheritone di Arezzo, e conferisce all'intera costruzione eleganza e austera armonia. Il campanile è isolato dal corpo centrale dell'edificio: fu innalzato nel 1314 e successivamente ristrutturato nel 1915 e nel 1975.
L’interno realizza una stupenda fusione tra arte romanica, gotica e bizantina. Tra le varie opere d’arte qui conservate, spiccano: il monumento a un guerriero fermano (1530); l'edicola del Vanvitelli, con la celebre e soave Madonna di San Ciriaco; l'antico seggio del vescovo e interessanti capitelli ravennati; il monumento al Beato Giannelli, opera pregevolissima di Giovanni Dalmata da Traù (1509). Nella cappella di San Lorenzo è il capolavoro del Podesti (1829), dedicato al titolare. Vi si conservano due piccoli quadri di scuola greca; un quadro con La Vergine e i Santi; un buon Crocefisso bizantino del secolo XIII e una Vergine in gloria del Viviani di Urbino. Poco lontano sono i graffiti dell'antico parapetto, opera di un Leonardo (1189), con San Geremia e Sant’Abacuc; l'Eterno Padre e la Vergine; un Angelo e San Giovanni Evangelista; San Ciriaco. Un cenno a parte merita il dipinto miracoloso della Vergine di tutti i santi, di autore ignoto. Si sa per certo che già nella seconda metà del Seicento, il dipinto era oggetto di profonda venerazione da parte degli anconetani. Il 25 giugno 1796, mentre Napoleone invadeva le Marche, questa Madonna avrebbe compiuto un celebre miracolo: mentre il popolo era riunito in chiesa per una funzione religiosa, gli occhi della Vergine iniziarono prodigiosamente a muoversi e a roteare velocemente su se stessi. Il fenomeno non fu mai spiegato.
La cripta sottostante, detta delle Lagrime, costituisce un importante museo d'arte sacra formato nel 1834. La cripta che si trova nel lato opposto contiene l'urna di San Ciriaco di marmo imezio, e quelle di San Liberio e San Marcellino, in diaspro tenero di Sicilia. Nel 1757-1760 le tre urne vennero decorate di festoni in metallo dorato e sculture da Gioacchino Varlè.
 

Loggia dei Mercanti

La Loggia dei Mercanti sorge nella via omonima, ed è il simbolo della vocazione mercantile di Ancona, La costruzione dell’edificio – su progetto iniziale di Moccio Senese – fu iniziata nel 1392 e ultimata nel 1443, dall’architetto piacentino Giovanni Pace, detto Sodo. La facciata, in stile gotico fiorito veneziano, è di Giorgio Orsini da Sebenico, che la terminò nel 1459. Nel 1556 l’edificio fu devastato da un incendio. Per il restauro e per la decorazione della Loggia fu chiamato Pellegrino Tibaldi, che vi provvide con somma maestria.
Nell’unica sala dell’interno, il Tibaldi dipinse la Pace e la Sapienza; nel centro del soffitto è il Salvatore in gloria, con ai lati la Giustizia e la Misericordia e sotto i piedi, l’Eresia. A destra sta la Temperanza, a sinistra la Prudenza. Sopra l'ingresso stanno la Vittoria, la Vigilanza e la Perseveranza. Del Tibaldi sono pure le tre statue gigantesche in gesso negli angoli: la Fede, la Carità e la Speranza. La quarta statua della Religione fu eseguita nel 1776 dal Varlè, in sostituzione di altra del Tibaldi, caduta nel 1710. Sopra il portale d’ingresso è l’altorilievo del Cavaliere in assalto, simbolo di Ancona dal XV secolo.
Nella Loggia si adunavano i mercanti a stipular contratti e a esporre le loro merci. Era qui un andirivieni continuo di ebrei, turchi, armeni e greci. Dal 1815 l’edificio appartiene alla Camera di Commercio: attualmente è utilizzato come sala per congressi e manifestazioni culturali.
 

Mole Vanvitelliana

La grande Mole Vanvitelliana, o Lazzaretto, sorge su un'isoletta artificiale che si affaccia sulle acque del porto di Ancona. Si tratta di una bassa costruzione pentagonale in pietra d'Istria, progettata e costruita dal grande architetto Luigi Vanvitelli nel 1733, su commissione di papa Clemente XII. Del Vanvitelli è pure l'edicola dorica in travertino, dedicata a San Rocco, che si eleva all'interno della struttura.
La Mole doveva servire inizialmente come luogo di quarantena di persone e merci provenienti da paesi sospetti, ma assunse ben presto funzioni militari e sanitarie e fu via via adibita a caserma, carcere, ospedale, magazzino doganale, magazzino del Monopolio Tabacchi. Durante l'occupazione austriaca (1849-1859) nel suo cortile s'infliggeva la pena del bastone ai patrioti. Nel 1860 fu addirittura al centro della battaglia per la presa di Ancona. Nel Lazzaretto pare abbia sostato anche Giacomo Casanova, intento forse a fantasticare sulla possibilità di sedurre "fantesche e vivandiere".
Nel 1977 la struttura fu acquisita dal Comune di Ancona. Attualmente ospita mostre d'arte ed eventi culturali.
 

Musei di Ancona

GALLERIA D’ARTE MODERNA
c/o Palazzo Bosdari
Via Pizzecolli, 17
Sezione della Pinacoteca Civica “F. Podesti”, la Galleria è allestita in due sale all’ultimo piano di Palazzo Bosdari. In poco spazio, essa presenta una selezione di opere notevoli di Bruno Tassinari, Virgilio Guidi, Massimo Campigli, Aligi Sassu, Orfeo Tamburi, Carlo Levi, Ivo Pannaggi, Luigi Veronesi, Corrado Cagli e altri.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DELLE Marche
c/o Palazzo Ferretti
Via G. Ferretti, 6
E’ fra i più ricchi musei archeologici d'Italia. Costituito nel 1860, divenne statale nel 1906 e nel 1958 è stato riaperto nel cinquecentesco Palazzo Ferretti. Il patrimonio del Museo comprende varie collezioni, che vanno dal paleolitico all’età romana. Sezioni tematiche sono dedicate agli abiti arcaici, all'isola villanoviana di Fermo, ai depositi votivi dei luoghi di culto. In particolare, sono esposti corredi funerari delle necropoli picene: quelli maschili sono ricchi di armi, mentre quelli femminili comprendono fibule, collane ecc. Tra le testimonianze scultoree, sono notevoli: la stele di Novilara, la testa in calcare del guerriero di Numana e il gruppo di bronzi dorati, probabilmente di età giulio-claudia, rinvenuto a Cartoceto di Pergola. Sono inoltre esposti vasi attici, a figure nere e rosse, del VI-IV secolo a.C.; vasi, argenti e avori di fattura etrusca; monili d'oro, sia di tipo ellenistico sia di area celtica; sculture, mosaici e affreschi d’epoca romana.

MUSEO DELLA CITTÀ
Piazza del Plebiscito
Il museo ripercorre le vicende storiche di Ancona con una serie di reperti, plastici, dipinti, stampe, riproduzioni fotografiche e supporti audiovisivi. Il percorso si sviluppa in quattro sezioni e, ricostruendo il passato, offre una chiave di lettura della città attuale. Notevoli sono le “vedute” del Vanvitelli, e il grande plastico che riproduce Ancona ottocentesca.

MUSEO DIOCESANO
c/o Palazzo del Vecchio Episcopio
Piazza Duomo, 9
Espone preziosi reperti lapidei raccolti nella ristrutturazione del Duomo. Fra i 350 pezzi del patrimonio museale, spiccano: il sarcofago di Flavio Gorgonio, del IV secolo; dipinti che vanno dal XIV al XIX secolo; il Tesoro della Cattedrale (sculture, argenterie, tessuti e oggetti sacri, in gran parte provenienti dalle chiese locali abbattute o bombardate). Veri capolavori sono i quattro arazzi fiamminghi, tratti da cartoni di Peter Paul Rubens.

MUSEO TATTILE STATALE OMERO
c/o Palazzo della Regione
Via Tiziano, 50 Visitato da varie scolaresche, il Museo è dedicato ai non vedenti, e permette loro di avvicinarsi al mondo dell’arte. Inaugurato nel 1993, espone calchi in gesso e modelli in legno di celebri sculture e monumenti del passato, realizzati per lo più a grandezza originale. Vi sono rappresentati capolavori egiziani, greci (il Partenone, la Nike di Samotracia e la Venere di Milo), etruschi, romani (Pantheon di Roma) e medievali (Basilica di San Pietro in Vaticano, Cattedrale di Ancona).

PINACOTECA CIVICA “F. PODESTI”
c/o Palazzo Bosdari
Via Pizzecolli, 17
Intitolata al pittore anconetano Francesco Podesti, la Pinacoteca espone preziose opere della pittura, soprattutto marchigiana, dal XIV al XIX secolo. Di particolare interesse sono le opere di Carlo da Camerino, Arcangelo di Cola, Andrea Lilli; dei veneti Carlo Crivelli, Tiziano, Sebastiano del Piombo e Lorenzo Lotto; del toscano Orazio Gentileschi e dell'emiliano Guercino.
La seconda sala contiene pitture e cartoni del Podesti. Oltre ad alcuni bei ritratti, si può ammirare il gran dipinto con gli anconetani che respingono le proposte di resa avanzate dai messi di Cristiano di Magonza (1174) e il quadro con l’eroina Stamira, o Stamura, che incendia la torre mobile nemica. La Pinacoteca comprende la piccola Galleria d’Arte Moderna.
 

Passetto

Alla fine di Viale della Vittoria, si apre l’area del Passetto, la spiaggia anconetana, con il mare a picco e l’ampia vista panoramica sulla Riviera del Conero. Nel punto più alto s’innalza il Monumento ai Caduti, realizzato da Guido Cirilli nel 1927-1933 e dedicato ai caduti della prima guerra mondiale. Vista dal mare, la monumentale doppia gradinata che scende fino alla spiaggia ha l’aspetto di un’aquila con le ali spiegate, di cui il Monumento costituisce il capo.
La spiaggia del Passetto si estende per quasi un chilometro in un’area rocciosa, suggestiva e “selvaggia”, caratterizzata dalla roccia bianca della scogliera e da un’atmosfera veramente tipica. In effetti, l’area è stata profondamente antropizzata dagli anconetani, che nel corso dei secoli vi hanno realizzato le cosiddette "grotte": si tratta di antichi appoggi e ricoveri per le barche da pesca, scavati nella roccia marnosa del promontorio, oggi riutilizzati come “casa al mare” dai fortunati possessori, che le tramandano gelosamente di padre in figlio.