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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Storia di Ancona

I primi insediamenti dell’anconetano risalgono all’età bronzo. In un momento imprecisato della successiva età del ferro, giunsero in zona i Piceni, provenienti dalla Sabina, e vi fondarono un villaggio. Nel 387 a.C. un gruppo di Greci di stirpe dorica – esuli da Siracusa – furono attratti dal grande porto naturale del Cumerio, e qui fondarono la città sul colle Guasco. I greci siracusani portarono un soffio di più progredita civiltà; sorsero edifici maestosi e furono costruite mura di difesa attorno alla città. Ancona comincia a farsi temere; agguerrita e popolosa, respinge l'invasione dei Galli Senoni. Non potrà però respingere le legioni romane, che nel 276 a.C. conquistano la regione. Ancona – alleata dei Romani contro Galli e Sanniti – attraversa un periodo di transizione tra la civiltà greca e quella romana, ma dal 113 a.C. è città romana a tutti gli effetti. Per Roma, Ancona fu l'accesso d'Italia da Oriente e quindi la sede naturale dei commerci con l’est. Comprendendo l'importanza strategica e commerciale di Ancona, Traiano fortificò la città e ne ampliò il porto.
Alla caduta di Roma, la città respinse le orde di Alarico e – dopo un breve dominio di Eruli e Goti – parteggiò per Bisanzio, che la difese dai Goti di Vitige (539) e di Totila (551). Ancona entrò a far parte della Pentapoli marittima, assieme a Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini. Dopo un breve periodo di dominio longobardo, nel 774 la città passò allo Stato Pontificio. Istituito il Sacro Romano Impero, la città fu posta a capo della Marca di Ancona, che - dopo aver assorbito Camerino e Fermo – comprendeva quasi tutta l'odierna regione Marche.
Alla fine del XII secolo Ancona è libero comune e repubblica marinara. Si scontrò così sia con il Sacro Romano Impero, che tentò ripetutamente di ristabilire il suo effettivo potere, sia con Venezia, che non accettava nell'Adriatico la concorrenza di un'altra città marinara. Ancona era una repubblica forte: nel 1137 respinse l'imperatore Lotario II e nel 1167 il Barbarossa. Nel 1174, quando il Barbarossa inviò ad Ancona il suo luogotenente, l'Arcivescovo Cristiano di Magonza, per sottomettere la città, Ancona fu nuovamente vittoriosa.
Nel 1195 l'imperatore Arrigo dichiarò Marchese di Ancona Marcualdo: pochi anni dopo ritroviamo la città indipendente. Nel 1208 Innocenzo III la dette in feudo ad Azzo VI d'Este, affinché la governasse in nome della Chiesa. Ottone gli mandò contro, vittoriosamente, Pietro di Celano favorito dagli anconetani, ma il pontefice ottenne la rivincita con Aldobrandino d'Este. Ancona rifiutò di ubbidire sia a lui, sia al Papa, finché colpita dall'interdetto di Gregorio IX, acconsentì a pagare nuovamente un censo annuo (1223).
Combatté in campo aperto, e con esito sfortunato, i soldati di Federico II e quelli di Manfredi. Più tardi partecipò, con i d'Angiò, alla battaglia di Benevento. Nel 1348, dopo la peste e un terribile incendio, cadde in potere dei Malatesta, dai quali fu liberata nel 1355, ma per finire in mano dell’Albornoz, ossia della Chiesa, dalla quale si riscattò nel 1383. Nel 1414 Galeazzo Malatesta penetrò, di sorpresa, in Ancona, ma fu respinto. Più tardi Francesco Sforza, non potendo ottenerne il possesso, ne accettò l'alleanza e il contributo annuo di 3486 ducati d'oro. Invano la appetirono il Re di Napoli e, nel secolo successivo, Cesare Borgia e Giovanni delle Bande Nere. Ancona aveva temuto anche di Pio Il, che qui venne nel 1464 e qui morì, nell'episcopio.
La città rimase indipendente fino al 20 settembre 1532, giorno in cui se ne impadronì il vescovo guerriero, B. Della Barba, sicario di Clemente VII, che l'aveva venduta al cardinale di Ravenna, Benedetto Accolti, per 19.000 ducati d'oro. L'Accolti la tiranneggiò: decimò la nobiltà anconetana, complice il Pontefice, che ne confiscava i beni. Paolo III restituì alla città parte dei privilegi (1540), ma non l'indipendenza. Inoltre essa dovette pagare annualmente alla Regia camera apostolica 5200 ducati d'oro.
Con la scoperta dell'America, e la caduta di Costantinopoli in mano turca, il centro dei commerci si spostò dal Mediterraneo all'Atlantico e per le città marinare italiane iniziò una recessione che durò per tutto il Seicento. Ad Ancona, l’economia cominciò la ripresa solo con papa Clemente XII, che nel 1732 concesse il porto franco.
Nel 1797 Napoleone occupò la città e proclamò la Repubblica Anconetana, che nel 1798 fu annessa alla prima Repubblica Romana. Dopo la caduta di Napoleone, Ancona tornò a far parte dello Stato Pontificio (1815). Il dominio francese aveva lasciato nella città idee rivoluzionarie di libertà, e questo permise la diffusione della Carboneria. Ancona partecipò ai moti del 1831-33 che furono repressi con processi e condanne a morte. Al termine della Prima guerra d’indipendenza, nel 1849, Ancona si dichiarò libera dal dominio pontificio e appartenente alla (seconda) Repubblica Romana. Il Papa allora chiamò gli Austriaci per riprendere il possesso delle sue terre. Come Venezia e Roma, Ancona per settimane resistette all'assedio austriaco, tanto eroicamente da ottenere la medaglia d'oro al valor militare. Gli Austriaci, sconfitti dall'esercito sardo a Castelfidardo, si rifugiarono in Ancona per tentare l'ultima difesa dei territori pontifici: Ancona era ormai l'ultimo baluardo.
Il 29 settembre 1860 le truppe dei generali Cialdini e Fanti entrarono vittoriose in città. Nel novembre dello stesso anno un plebiscito ufficializzò l'ingresso di Ancona Marche e Umbria nel Regno d'Italia. Subito Ancona assunse un ruolo militare notevole nella compagine difensiva del giovane regno: fu una delle cinque piazzeforti di prima classe, insieme a Torino, La Spezia, Taranto e Bologna. Momenti che la videro alla ribalta nazionale furono nel 1914 la Settimana Rossa e nel 1920, durante il biennio rosso, la Rivolta dei Bersaglieri.
Durante il ventennio fascista la città di Ancona ebbe un notevole sviluppo urbanistico. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale Ancona, a causa della sua importanza strategica, subì numerosi bombardamenti da parte delle forze alleate, che dovevano preparare il passaggio del fronte. In particolare, il 1° novembre 1943 fu uno dei giorni più tragici della storia anconetana: in pochi minuti duemilacinquecento persone persero la vita. Finalmente, il 18 luglio 1944, la città fu liberata dai tedeschi.
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