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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Storia di Alessandria

La zona dell’alessandrino era abitata fin dal Neolitico: nell’Età del Bronzo vi erano stanziate popolazioni di ceppo misto gallo-celtico-ligure-etrusco. Nei primi secoli del Medioevo, dopo l’occupazione romana e l’invasione longobarda, tutta questa regione prese il nome di Monferrato e divenne celebre per la storia dei suoi marchesi e duchi che ne tennero il dominio per ben sette secoli. Nel periodo che va dal 700 al 1000 d.C., il territorio si presentava poco abitato: facevano ecce¬zione alcuni borghi feudali, localizzati in corrispondenza degli insediamenti più antichi: Villa del Foro, Rovereto, Bergoglio, Marengo, Gamundio, Oviglio, Solero, Quargnento, Porta Nuova e il Bosco. Questi borghi avevano un’economia basata sull’agri¬coltura, la pastorizia, la caccia e la pesca; fiorenti erano i commerci con i Liguri, i Pavesi e i popoli degli altri territori limitrofi. In quegli anni, di fatto, Alessandria già esisteva e progrediva, sfruttando la sua felice posizione geografica.
Convenuti nel castello di Rovereto il 21 aprile 1168, i deputati dei borghi sopraddetti determinarono la regolare fondazione della nuova città. Così sorse l'odierna Alessandria, per volontà del papa Alessandro III Bandinelli, che intendeva creare un nuovo forte baluardo contro le mire del Barbarossa, e di Genova, che mirava a difendere, per mezzo di una città amica, i suoi commerci lungo le vie romane verso il nord.
Sotto la minaccia d’invasione da parte del Barbarossa, la città ottenne l’aiuto di Genova, del Papato e della Lega Lombarda, riuscì a fortificarsi in tempo per resistere - dall’autunno del 1174 alla Pasqua del 1175 - all’assedio e agli attacchi dell’imperatore. Si narra che il Barbarossa si sia deciso a togliere l’assedio, scoraggia¬to dalla resistenza degli alessandrini e ingannato dall’astuzia del cittadino Gagliaudo Aulari che fece uscire dalla cinta muraria una mucca nutrita con l’ultimo sacco di grano di cui la popolazione disponeva, per convincere il nemico che la città, in realtà stremata e alla disperazione, aveva ancora di riserve considerevoli. Nel 1183, dopo la Pace di Costanza e su ordine dell'Impero, la città assunse per breve tempo il nome di Cesarea.
Nel 1198 Alessandria divenne Libero Comune e visse un periodo, durato oltre un secolo, di gravi avvenimenti – come la peste del 1191 – ma anche di continuo progresso economico e urbanistico. Essa si dotò di un buon ordinamento giuridico ed economico e fece costruire il “Palazzo del Pretorio”, oggi “Palatium Vetus”, centro amministrativo-politico della città. Accolse e favorì lo sviluppo dell’ordine dei monaci detti “Umiliati” che, con la loro attività e il loro commercio di filati, rappresentarono una cospicua fonte di ricchezza.
La città terminò presto l’esperienza di Libero Comune cadendo, prima, sotto il dominio dei Visconti, poi degli Sforza e legando le proprie sorti al Du¬cato di Milano fino al 1535, senza mai perdere completamente la propria autonomia amministrativa. Sono di quegli anni le leggi cittadine volte al potenziamento dell’agri¬coltura e alla disciplina delle acque. S’incrementarono gli allevamenti di bestiame e si costituirono le corporazioni professionali. Arrivò da Milano il primo nucleo di ebrei – la famiglia Vitale – che iniziò l’attività bancaria necessaria allo sviluppo economico. Non mancarono episodi militari a sottolineare il valore degli ales¬sandrini: nel 1391, sotto il comando di Jacopo dal Verme, essi inflissero una dura sconfitta ai francesi che, guidati dal Duca di Armagnac, avevano assalito la città, con l’intenzione di punirla per essersi alleata con i Visconti.
Nel 1404 la città fu invasa dal casalese Facino Cane che s’impadronì di parte del territorio visconteo e solo alla sua morte, il matrimonio di Filippo Maria Visconti con la vedova, Beatrice Tenda, consentì alla famiglia milanese il recupero del ducato e dei territori alessandrini. La morte di Filippo Maria nel 1447 segnò la fine della signoria viscontea e il passaggio di Alessandria nelle mani degli Sforza.
Con la morte di Francesco II Sforza (1535), iniziò la dominazione spagnola sul ducato di Milano e quindi anche su Alessandria. Le strutture del governo spagnolo rimasero in vigore nel corso del Seicento, e si caratterizzarono per l’inefficienza amministrativa, l’avidità e il sopruso. Nonostante tutto, Alessandria rafforzò il proprio ruolo di città commerciale – realizzando due fiere cittadine – e come importante piazzaforte militare.
La presenza spagnola terminò nel 1706, quando le truppe sabaude entrarono in città. Nel 1713 il Trattato di Utrecht pose fine alla guerra di successione spagnola, e sancì il passaggio del territorio ai Savoia. Fu avviata la riorganizzazione della vita politica alessandrina, con l'istituzione delle figure del governatore e dell'intendente, il rinnovamento del Catasto e l’istituzione del Real Consiglio di Giustizia; fu rinnovata anche l’amministrazione periferica. L’agricoltura era sempre alla base dell’economia cittadina e l’industria della filatura continuava a prosperare e a espandersi. Si pose mano alle fortificazioni: a partire dal 1728 fu abbattuto l'antico borgo di Bergoglio e edificata la possente Cittadella esagonale. Notevole fu anche la modifica dell’assetto urbanistico.
Sconfitto da Napoleone nel 1796, Vittorio Amedeo III di Savoia sottoscrisse l'armistizio di Cherasco e cedette ai francesi la Savoia, Nizza, le fortezze di Cuneo, Tortona e Alessandria. Nel 1802, dopo la battaglia di Marengo, Alessandria fu annessa alla Francia assieme a tutta la regione, diventando capoluogo del Dipartimento di Marengo. Nel 1814, la città fu conquistata dagli austriaci e il 30 maggio di quell’anno, essa fu restituita ai Savoia ed entrò a far parte del Regno di Sardegna.
Dopo la proclamazione del Regno d'Italia la città divenne capoluogo di provincia, e conobbe le prime fasi dello sviluppo industriale che avrebbe contrassegnato la storia economica alessandrina del XIX secolo. L'industria trainante della città divenne il cappellificio di Giuseppe Borsalino che, nel 1910 occupava ben 2000 operai. Nell'ultimo ventennio dell’Ottocento la città fu oggetto di un notevole rinnovamento urbanistico, caratterizzato dall'espansione verso ovest, dall'abbattimento dei rioni degradati, dallo smantellamento della cerchia delle mura, dall'impulso deciso all'ampliamento delle vie di comunicazione.
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