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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Tempio di Giove Olimpio

Agrigento / Italia
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Il tempio dedicato a Zeus-Giove Olimpio (o Olimpico) è da tempo un cumulo di semicolonne, capitelli, triglifi. In passato, fu uno dei templi greci più ammirati e il maggior tempio dorico dell’Occidente (il terzo, dopo l’Artemision di Efeso e il Didymeion di Mileto). E’ l’unico dei templi di Agrigento di cui sappiamo con sicurezza il nome. Esso s’innalza sull’area dell’antica agorà (il foro cittadino), e costituisce un “unicum”, non solo per le proporzioni eccezionali ma anche poiché presenta soluzioni architettoniche nuove e originali che divergono dai canoni dell’architettura dorica greca. Secondo gli storici Diodoro Siculo e Polibio, la costruzione del tempio ebbe inizio dopo la grande vittoria sui Cartaginesi a Imera (480 a.C.), ma non fu mai portata a termine. Fra gli architetti che vi posero mano, sembra che vi sia stato anche il famoso Feace.
Le forme del Tempio erano assolutamente singolari: pseudo-periptero, al posto del normale peristilio la struttura aveva tutt'intorno un muro pieno, da cui fuoriuscivano delle mezze colonne (7 x 14). In ogni campana gli intercolunni, troppo vasti, erano occupati da trentotto Telamoni o Aiaci, o Atlanti, gigantesche figure maschili alte metri 7,61 che, concorrevano efficacemente a sostenere il grave peso della trabeazione. L'immensa piattaforma rettangolare, che poteva essere raggiunta per mezzo di cinque gradoni, era rivolta a oriente e misurava metri 113,20 in lunghezza e 56 in larghezza, un doppio quadrato che occupa una superficie di 6407 metri quadri, quasi le dimensioni di un campo di calcio capace di accogliere 42.000 spettatori. Nel centro della cella, spicca oggi il moderno calco di uno dei telamoni (l'originale si trova nel Museo Archeologico Regionale).
Un terremoto, probabilmente quello che distrusse il Tempio di Ercole e i templi di Selinunte, distrusse anche questo. Secondo lo storico Tommaso Fazello, gli ultimi avanzi caddero a terra il 9 dicembre 1401. Gran parte del materiale lapideo fu utilizzato nel Settecento, per costruire i moli di Porto Empedocle.
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