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Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
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Ipogeo Giacatello

Agrigento / Italia
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L'ipogeo Giacatello fa parte della complessa rete di acquedotti dell’antica Akràgas che, secondo la tradizione, fu progettata dall'architetto Feace e realizzata con la mano d'opera dei Cartaginesi sconfitti a Imera nel 480 a.C. e fatti prigionieri dagli Agrigentini. Scopo della rete era garantire l'approvvigionamento idrico della città. Quasi tutti gli ipogei hanno un’altezza di circa metri 1,80 e larghezza di metri 0,80. Lungo le pareti è possibile ancora notare i segni lasciati dai picconi per lo scavo e le nicchie utilizzate dagli schiavi per le loro lucerne.
La struttura risale al V secolo a.C. In origine, era forse una grande cisterna, che in epoca romana fu trasformata in deposito di grano. Si presenta oggi come un vasto ambiente a pianta quadrata – diciannove metri di lato e due di altezza – scavato nella roccia con sette file di sette pilastri realizzati per sorreggere il soffitto. Su quest’ultimo si aprono diversi pozzi-lucernari. Al suo interno confluisce, da Nord, un acquedotto, mentre dall'angolo di Sud-Est si diparte un cunicolo tortuoso, che sfocia nel vicino torrente di San Leone (l’antico fiume Hypsas).
L'originaria funzione della struttura come cisterna è confermata dallo spesso strato d’intonaco idraulico che riveste pareti, pavimenti e pilastri. L'ipotesi di riutilizzo del monumento come deposito granario o anche come mulino o frantoio è invece attestata dalla scoperta, al suo interno, di una macina in pietra lavica e dei resti di supporti e incassi di assi riferibili ad attrezzature per la lavorazione del grano o delle olive.
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