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Fra le vie più movimentate del centro storico di Verona, Via Pellicciai era per certo quella che più d'ogni altra conservava tenacemente il carattere d'altri tempi, quando - per essere essa confinante col Ghetto degli ebrei - ne ripeteva in parte la caratteristica ambientale, tutt'altro che invitante.
Case alte, facciate scure con residui d'affreschi malandati, piano stradale irregolarissimo, e nei piani terreni una successione d'autentici "fònteghi" dove si vendeva in prevalenza: lana, cordami, pelli conciate, telerie ed altro ancora. Oggi tutto ciò è in gran parte un ricordo. Resta sì, in vicinanza della piazza, ancora qualche negozio che conserva il vecchio logoro vestito, del tutto fuori uso. Ma sono certamente destinati a sparire fra non molto. Via Pellicciai odierna è quasi tutta trasformata, e secondo le esigenze della modernità allinea d'ambo i lati eleganti negozi. Alcune case, già distrutte dalla guerra e rifabbricate nello stile corrente, vi prospettano le nuove linde fronti, e le conferiscono un aspetto meno severo, che prepara il passante agli splendori della vicina Piazza Erbe. Strada panoramica, fra non poche altre che a Verona spesseggiano, offre un quadro assai pittoresco verso la detta piazza, di là dalla quale si presentano in successione prospettica tre grandi archi (quello della Costa e i due retrostanti di Piazza dei Signori), sullo sfondo lontano di verdeggianti turrite colline. Una sua notevole particolarità è sempre stata il piano stradale, che si potrebbe ancor oggi definire "a schiena d'asino", nonostante i miglioramenti apportati con I'asfaltatura. Tra Via Pellicciai e Piazza Erbe sta la piazzetta XIV Novembre, toponimo recente che ricorda - col vicino monumento - l'eccidio di molti cittadini in quel punto provocato da una bomba di velivolo austriaco, la mattina del 14 novembre 1915. Ma ancora sulla nostra via prospetta parte del fianco sinistro dell'antica Domus Mercatorum che fino a pochi anni addietro mostrava sull'angolo destro una "Crocifissione" del Marcola, poi scomparsa per caduta dell'intonaco. Affreschi oramai troppo deperiti restano sulla casa vecchia segnata coi numeri 16 e 18 che le bombe hanno risparmiato. Si distingue confusamente ancora una scena di barca con passeggeri e un'altra di Adamo ed Eva presso l'albero fatale. Via Pellicciai comunica direttamente con Via Valerio Catullo e la Corte Farina, mediante sottopassaggi, attraverso le case di Via Quattro Spade, che la fronteggiano. Parlando di questa vecchia centralissima strada, non si può tacere che nell'epoca romana essa ebbe, per la sua immediatezza al "Foro" una grandissima importanza. Giacché si vuole che vi prospettassero da una parte la "Basilica" e dall'altra il "Campidoglio", cioè i più significativi edifici della civiltà romana in Verona. (La collinetta che sta tra Via Pellicciai e Corso P. Borsari si sarebbe formata - secondo alcuni - precisamente sull'enorme cumulo delle rovine del Campidoglio). Non è qui il luogo d'indugiare su queste notizie di carattere archeologico, per le quali rimandiamo il lettore alla Verona romana del compianto e sfortunato concittadino: Pirro Marconi. Si potrà invece, essendo vicinissimi, salire una delle due brevi gradinate che con nomi diversi portano alla superiore suggestiva piazzetta Antonio Tirabosco, già San Marco. È una piazzetta solitaria, alla quale manca solo una vera da pozzo nel mezzo per dare quasi l'impressione di un "campièlo" veneziano. Sostiamovi qualche minuto. Se non saremo disturbati da rumori acustici della moderna circolazione, dimenticheremo di trovarci a pochi metri da Via Mazzini e ci sentiremo improvvisamente trasportati assai lontano dalla tumultuosa vita dei nostri giorni. Un verde pergolato di rampicanti rosseggiante nel tardo autunno, abbellisce una bassa quasi rustica casa, che oggi e da molti anni è un'osteria del vecchio stampo, ma in passato e fino all'ottocento fu nientemeno che la chiesa parrocchiale della contrada di San Marco. E se la si osserverà bene, verso la facciata si troverà ancora qualche traccia della sua trascorsa funzione. Di fronte all'osteria una rozza lunga gradinata corre alla base di un alto edificio, da poco restaurato, ai lati del quale trovansi due scalette che scendono nella Via Pellicciai. A sinistra una casa antica, con portone stemmato e ampia loggia sopra il tetto, trasformata in abitazione, chiude verso nord la piazzetta. Lì presso, scendendo per Vicolo San Marco al Corso Porta Borsari, altre belle case antiche della rinascenza, con la scura patina del tempo sui rilievi architettonici e resti di affreschi sull'intonaco, testimoniano una nobiltà edilizia che non rifuggiva nemmeno i vicoli meno esposti alla vista dei cittadini. Prima di lasciare la piazzetta, dall'angolo corrispondente alla Scaletta Pellicciai, si guardi verso l'alto nell'opposta direzione se si vuol godere una visione fantastica dei più vari elementi caratteristici delle costruzioni edilizie del passato nel centro storico della città. La Via Pellicciai non è priva di qualcuna dl quelle vecchie logge aperte sopra il tetto, che in passato si usavano per asciugare lane o sete ed oggi sono in gran parte ridotte ad abitazione. NOTA TOPONOMASTICA In età romana, Via Pellicciai fece parte del Primo Decumano destrato ultrato, che immetteva direttamente nel Foro. Nel medio evo appartenne alle contrade di San Marco e di S. Tomio, poste nel Quartiere maggiore. Durante il periodo napoleonico, fu compresa nel rione V, detto anche Piazze. Il toponimo attuale traduce il dialettale Pellissari col quale termine nel medio evo s'indicavano i mercanti di pelliccerie in genere e non soltanto di pelli da formare pellicce, ma ogni sorta di pellami, a cominciare dalle pelli conciate per calzature. Via Pellicciai è dunque una delle non molte strade veronesi che nel medioevo si denominavano dalla professione o mestiere o commercio che vi si esercitava. Allo stesso modo l'attuale Via della Costa era Strada dei Sogàri (negozianti di funi); Via Mazzanti, Strada dei Pignolati; Via Fogge, Introl de le Foze (la via dei sarti); Volto Barbaro, la Via dei Centurari. Via Pellicciai, è fiancheggiata a sinistra (venendo dalla piazza) dalla Via Portici, dalla Via Quintino Sella (già Vicolo Nuovo) e dalla Via S. Rocchetto (già vicolo omonimo). A destra delle due scalette di cui si è già detto, dalla piazzetta Tirabosco si diramano a destra il Vicolo San Marco (col Vicoletto cieco Pozzo San Marco, in fondo al quale stava un pozzo pubblico), che esce sul Corso di fronte all'arcone delle Sgarzarie; a sinistra il Vicolo Dietro Corticella San Marco che -attraverso un volto - mette nella solitaria corticella omonima. Fonte: Vita Veronese - 4/1953
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