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La strada della poesia.
È questa la strada dove la leggenda ha riconosciuto la casa che sarebbe stata il teatro di una delle più commoventi storie d'amore, e la poesia ha trovato l'ispirazione per cantarla in dolcissimi versi. Vorìa cantar Verona, a una çerta ora de note, quando monta su la luna quando i boschi che dorme el par che i cora dentro sogni de arche a far fortuna... II nome di Giulietta - immortalato da Shakespeare e assurto a simbolo gentile della città - ad ogni tornar di primavera richiama in questa centralissima via folle di stranieri, ansiosi di vedere coi propri occhi la dimora dell'infelice fanciulla veronese "per cui tanto piansero i cuori gentili e i poeti cantarono", come dice l'iscrizione sentimentale all'esterno dell'andito d'ingresso della vecchia e cupa casa ora segnata coi civici numeri 21 e 23. Vuole, infatti, la leggenda che nel Trecento questo caratteristico edificio dugentesco, che conserva tuttora in gran parte l'antico severo aspetto, appartenesse alla nobile famiglia veronese dei Capuleti, o Cappelletti, come li ha chiamati Dante nella famosa digressione al toccante episodio di Sordello. I forestieri nordici e specialmente le "miss", vanno in estasi davanti al leggendario balcone, ripensando a un Romeo che con scala di seta sale agilmente dal cortile, per cogliervi i baci tanto desiderati della bellissima amante. E, del resto, l'ambiente com'è ora, col richiamo di merlature trecentesche, finestre e porte gotiche, si presterebbe a dar sapore di realtà suggestiva alla sentimentale illusione, se questa non fosse oggi esposta ad essere subitamente troncata dall'irrompere improvviso nel cortile di rombanti automezzi. Aspetti dell'odierna via. Resa la dovuta precedenza ai diritti della poesia (senza il balsamo della poesia la vita umana sarebbe arida landa inabitabile), costatiamo subito che l'odierna vitalissima arteria, posta nel cuore della città, può ormai gareggiare con Via Mazzini per intensità di movimento, ricchezza e modernità di negozi. Tutti sanno dove la via incomincia ma forse pochi dove precisamente finisce, e cioè all'imbocco del minuscolo Vicolo Amanti che precede a sinistra la Corticella Leoni presso la porta romana omonima. Per la sua specialissima posizione essa può vantare il privilegio unico di far godere al passante non distratto proveniente da Via Leoni, a mano a mano sempre più distinto, lo sfondo pittoresco e impareggiabile di Piazza Erbe. Abbastanza ampia alI'imbocco di piazza, Via Cappello si va restringendo allontanandosene, diventando troppo stretta per le attuali sempre crescenti esigenze della circolazione motorizzata. Perciò, già negli anni '50, si è dovuto imporre anche per essa il senso unico, in direzione di Piazza Erbe. È poi facile costatare che il piano stradale discende insensibilmente verso i Leoni. Con le sue alte case e la sua strettezza la via conserva nell'insieme l'aspetto tipico delle vecchie vie centrali veronesi dell'ottocento, col quale oggi fanno vivo contrasto lo splendore e il lusso degli ambienti a livello della strada. Purtroppo l'ultima infausta guerra non ha risparmiato dalle bombe due caratteristici edifici, di alto valore artistico, che prima del 1945, ne costituivano il più bell'ornamento: l'ex chiesa di San Sebastiano, con la sua stupenda, classica facciata di stile ionico, ed il Palazzo Bertani che la fronteggiava con trifore bellissime, uno dei migliori esempi del gotico fiorito del Quattrocento che la città possedesse. La sparizione di questi due monumenti non potrà in nessun caso essere compensata esteticamente dalle future costruzioni che al loro posto sorgeranno, anche se per ottimistica ipotesi dovessero risultare meno brutte di certa edilizia oggi in auge. Di fronte alla chiesa, sull'area del distrutto palazzo Bertani, non si è finora costruito nulla, e perciò la minuscola piazzetta Capretto, che da poco ha riacquistato la targhetta col suo tradizionale toponimo, manca tuttora del fianco sinistro. AI di là del Vicolo Sant'Andrea, dove sorgeva anteguerra un grande basso fabbricato adibito a magazzino di manifatture (distrutto completamente dalle bombe insieme al retrostante palazzo Serego) stanno ancora molte macerie circondate da un indecoroso steccato di legno che da vari anni imbruttisce questo tratto di Via Cappello. Di conseguenza anche la piazzetta "Serego" (già Racchetta, dal nome di una vecchia osteria), è tuttora priva del suo fianco destro. Via Cappello incontra Via Stella (in corso di allargamento), e l'incrocio. è oggi uno dei punti definiti nevralgici del movimento circolatorio cittadino, perciò costantemente regolato dai vigili urbani. Edilizia di Via Cappello. Non più di tre, oltre alla Casa di Giulietta, sono attualmente gli edifici che in Via Cappello meritano di essere menzionati. A sinistra e proprio di fronte a Via Mazzini, alla quale fa da ottimo sfondo, la casa-torre detta dei Scalabrini, con orologio e merlatura ghibellina alla sommità. Più avanti, dopo il vicolo Crocioni, la Casa di Giulietta, che si distingue da ogni altra per la sua annerita fronte, tipicamente romanica, ingentilita appena da una finestra rinascimentale, e con in alto un poggiolo a semplice ringhiera in ferro, sostenuto da grossi modiglioni di pietra. Il palazzo Gemma (al n. 35 in angolo con Via Stella), notevole esempio di sobria architettura settecentesca classicheggiante, che nell'armonico cortile ha un semplice ma elegante puteale marmoreo visibile dalla strada. Pure in angolo con Via StelIa (n. 12) il sontuoso palazzo Negri già Vela, edificio di gran mole, eretto nella prima metà dell'ottocento, non senza pregi architettonici che la ristrettezza della via impedisce di facilmente rilevare. Ha un vastissimo atrio interno e un magnifico scalone conducente al piano nobile, che porta ancora i segni dello sconquasso sofferto quando i tedeschi in fuga hanno fatto saltare i ponti. La finestra centrale della facciata che guarda l'imponente marmoreo balcone, è sormontata da due figure sdraiate di buona fattura, eseguite dallo scultore Gaetano Cignaroli (1745-1826) nipote del famoso pittore Giambettino. NOTA TOPONOMASTICA Nella toponografia romana, l'attuale Via Cappello costituiva un tratto importante del Cardo massimo immettente nel Foro, oltre il quale continuava fino all'Adige. Nel medio evo fece parte delle contrade di San Tomio e San Sebastiano. Nessuna relazione esiste tra il toponimo Via Cappello e il casato dei Capuleti o Cappelletti. Esso deriva, come molti altri in Verona, dall'insegna di un'osteria con stallo (staI del capèl), che fino ai primi anni del novecento esisteva nell'antica casa che la poetica leggenda assegnò alla nostra Giulietta. L'immagine di un cappello di vecchia foggia si vede tuttora nel cortile sopra l'arco interno del lungo androne che vi mena dalla via. Dopo l'erezione della chiesa di San Sebastiano (sec. X), il popolo cominciò a chiamarla Strada San Bastian. Gli statuti riordinati del 1450 (governo Veneto) la definirono "Via Regia verso ponte delle Navi", con la sua continuazione in Via Leoni. Nel 1600 per circa un secolo fu anche detta "Via degli Ebrei", giacché questi avevano ridotto a sinagoga la casa d'angolo con Vicolo Crocioni, e nella revisione toponomastica del 1822 è ancora Via S, Sebastiano. Dopo il 1871 diventò Via Cappello (il toponimo tradizionale di San Sebastiano è rimasto al Vicolo adiacente all'ex chiesa). Sono tradizionali anche i toponimi delle vie e vicoli che vi sboccano: Regina d'Ungheria, Crocioni, Stella, Racchetta. Fonte: Vita Veronese - 1-2/1953
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