San Pietro in Cariano - Verona

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San Pietro in Cariano

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Nel cuore della Valpolicella, il Comune di San Pietro in Cariano vanta insediamenti di popolazione fin dalla preistoria, come testimoniano i ritrovamenti archeologici a Monte Sacchetto, Cimitero e Archi di Castelrotto, Campagnole di Negarine, Santa Sofia e Pedemonte.

Di particolare interesse gli scavi d'Archi e i saggi di scavo nella vicina località Matòn, che hanno rilevato l'esistenza di un villaggio protostorico articolato in vari nuclei abitati, di cui quello principale è presumibile si trovasse nell'area dove è costruito il medioevale castello di Castelrotto. Si tratta di un villaggio che deve aver avuto un'importante fase di vita nei secoli quinto e quarto a.C., ma del quale si sono portati alla luce anche consistenti documentazioni del primo secolo a.C. e d'epoca romana. Un villaggio che si trovava in zona felicissima, su di un colle sopra l'Adige, via di comunicazione fra l'Adriatico e le regioni dell'Europa Centrale.

Anche le testimonianze dell'età romana non scarseggiano. Fra le molte che si potrebbero citare: la stele funebre di Arria Aquileia (da Corrubio al Museo Maffeiano); I'aretta funebre di Arria Protilde (a Corrubio, villa Amistà); la Chimera di Corrubio nata da un evidente contatto della civiltà arusnate con la tradizione etrusca; le iscrizioni a Vesta e Saturno, segnalate dall'umanista Feliciano nella chiesa di Castelrotto; le tombe romane di Pedemonte, Semonte, San Floriano; il cippo del procuratore degli Augusti Cecilio Pica e l'ara funeraria di Vario Massimo (da San Floriano al Museo Lapidario); due grandi cippi reimpiegati nella facciata della chiesa romanica di San Floriano; le tombe con importante corredo venute alla luce nel secolo scorso a San Pietro in Cariano (ora al Museo di Vienna), nonché le steli e le are di Bure.

Non sembra che San Pietro fosse centro particolarmente importante in età medioevale e tuttavia già dall'epoca della dominazione veneziana su Verona, se non anche dall'epoca scaligera, San Pietro fu sede del Vicariato della Valpolicella, I'organismo che, dotato di particolari funzioni amministrative e giudiziarie, estendeva il suo potere su tutte le "ville": i Comuni del vasto comprensorio i cui confini erano stati già delineati ai tempi di Federico della Scala, conte della Valpolicella, suo feudo. Nella facciata del vecchio Municipio, in piazza dell'Ara della Valle, vi sono anzi ancora murati gli stemmi di molti fra i vicari che qui risedettero fino all'epoca napoleonica e che venivano in genere scelti nell'ambito dei membri di famiglie nobili veronesi aventi costì più o meno vasti possedimenti terrieri. Nasce probabilmente allora - e si consoliderà poi - la pretesa di San Pietro di porsi come il Comune leader per tutta la Valpolicella.

San Pietro in Cariano conta oggi oltre diecimila abitanti; nel 1871 essi erano 2.360: in un secolo quindi la sua popolazione si è più che quadruplicata e dall'ultimo censimento del 1961 (5.787), cioè in venticinque anni, quasi raddoppiata. L'apporto di popolazione gli è venuto, per la verità, anche a seguito dell'annessione, avvenuta nel 1927, dei quasi duemila abitanti del Comune di Negarine, allora soppresso. Ma indubbiamente, in questi ultimi anni San Pietro ha dimostrato una vivacità notevole, pari soltanto a quella che per vari e spesso diversi motivi, possono vantare i confinanti Comuni di Negrar e di Sant' Ambrogio.

Sarà forse che tutti e tre i Comuni hanno avuto la fortuna - se così si può dire - di essere attraversati (in Arbizzano e in Santa Maria per Negrar; in Pedemonte, in San Floriano, nel Capoluogo e in Bure per San Pietro in Cariano; in Gargagnago, nel Capoluogo e in Domegliara per Sant'Ambrogio) dalla strada provinciale che da Verona porta a Domegliara, servita da comodi mezzi pubblici ed in grado quindi di fungere da canale di drenaggio per l'esodo da Verona; sarà altresì che sempre i tre Comuni esercitarono lungo questa provinciale l'attrazione anche di popolazioni dell'entroterra montano, collinare e vallivo; è un fatto che lungo la fascia che si sviluppa da Parona a Domegliara si è ormai venuta creando una continuità urbanistica lineare che attraversa dunque, e più d'ogni altro, anche il Comune di San Pietro in Cariano, con tutte le conseguenze del caso, sia nei vantaggi, sia nei problemi.

Si deve rilevare tra l'altro in questo ambito la tendenza e la ricerca a creare, mentre la popolazione andava aumentando, nuove occasioni di lavoro in nuove aree artigianali e industriali, disseminate in tutto il territorio comunale ma in particolare in zona pianeggiante tra il capoluogo e Castelrotto, oltre che, naturalmente, sempre lungo la strada provinciale della Valpolicella. Una crescita, questa, veloce e talvolta un po' anche incontrollata, ma da valutare tenendo presente che la Valpolicella puntava ad uscire da uno status quasi esclusivamente caratterizzato dall'agricoltura, allora in grave crisi.

Come tutti gli altri Comuni della Valpolicella, anche quello di San Pietro in Cariano era, infatti, fino agli anni dell'ultimo dopoguerra, un Comune ad economia essenzialmente agricola. Negli anni a cavallo del secolo, il Comune, capoluogo del distretto e del mandamento giudiziario, era costituito dal grosso nucleo del capoluogo con circa millequattrocento abitanti essendo un altro migliaio distribuito in Bure e in piccole frazioni, oltre che beninteso nelle molte corti rurali e casolari sparsi in tutto il vasto territorio.

Plaga anche allora essenzialmente vinicola, già a quel tempo i suoi prodotti avevano di gran lunga passato i confini della provincia ed erano ovunque apprezzati. Già allora le colline del comprensorio erano coperte di splendidi vigneti e, dove la vite non regnava sovrana, di gelsi, di alberi da frutta, di olivi, di cereali. In questa - che alcuni osservatori economici definivano una delle regioni più fortunate del Veronese - oltre alle attività attinenti all'agricoltura e alla produzione di scelti vini, erano insediate anche cave di marmo e industrie per I'estrazione dell'olio di oliva e di altri semi oleosi, mentre sicuri proventi erano rappresentati dal cosiddetto terziario, da uffici e scuole, essendo San Pietro, come si è ricordato, capoluogo di distretto e di mandamento giudiziario. Questo era dipendente dal Tribunale Civile e Penale di Verona, con una popolazione, sempre a cavallo del secolo, di trentamila abitanti, disseminati anche nei Comuni di Breonio, Dolce, Fumane, Marano, Negarine, Negrar, Pescantina, Prun e Sant' Ambrogio.

Un mutamento radicale è avvenuto qui come altrove a partire dagli anni cinquanta. L'esodo dalle attività tradizionali, dovuto anche all'introduzione nei campi delle macchine, sospinse buona parte della popolazione verso nuove forme di attività. Da una parte la coltivazione dei vigneti si è via via sempre più qualificata, dall'altra una nuova realtà di vita ha caratterizzato questo vivace Comune.

E' la vivacità una componente da porre in risalto, intesa come molta volontà di fare, sia da parte di capaci imprenditori, sia da parte di una manodopera che risulta sempre disponibile a lavorare con assiduità e impegno.

Per definire le linee del quadro sarebbe ora necessario soffermarsi sulle testimonianze artistiche, che importanti e numerose ornano questa terra e questo centro. In questa sede, basterà un cenno, per indurre ad ulteriori e ben più ampi approfondimenti.

San Pietro in Cariano e frazioni sono ricchi di belle chiese e di splendide ville, poste in amenissime posizioni: fra tutte le ville merita una menzione particolare quella di Santa Sofia, della metà del secolo decimosesto, ideata dal Palladio per conto di Marcantonio Serego e del progetto originale della quale non fu attuata che una piccola parte.

L'edificio attuale è a due piani, raccordati entrambi da un unico ordine di colonne di stile ionico a bozze rustiche; una trabeazione corona il fabbricato; il portico guarda su tre Iati, due dei quali racchiudono i locali di abitazione. E la villa è ancora dotata di un parco notevole, di formazione recente, esempio non unico ma preclaro, nella Valpolicella, di giardino all'inglese.
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1986

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