La storia dell’orto botanico ha inizio in età medievale, ma è solo dall’inizio del Novecento che, con Carlo de Marchesetti, l’Orto entra a far parte dei beni dei Civici Istituti Scientifici: a questo periodo risalgono i lavori di ampliamento e adattamento, la creazione di percorsi di visita e di ambienti terrestri e lacustri, nonché la selezione delle piante secondo criteri scientifici.
Negli ultimi decenni numerosi sono stati gli interventi manutentivi che hanno interessato la struttura, il cui ruolo è oggi anche di tipo didattico e ricreativo, oltre che scientifico.
Oltre alle normali attività di ricerca e classificazione sistematica, l’Orto svolge opera di conservazione, coltivazione e riproduzione di piante officinali utili, tessili ed alimentari, varietà orticole locali, flora spontanea ed endemica della regione e delle zone adiacenti, piante acquatiche e palustri, piante succulente e cactacee Esso è quindi un’isola, sia pure artificiale, di diversità fioristica, che ha un ruolo strategico nella conservazione della biodiversità, e quindi anche nella sopravvivenza dell'uomo stesso.
Per le sue peculiari caratteristiche, l’Orto Botanico offre un habitat ideale a molte specie animali: ecco perché è nato, a cura del WWF di Trieste, il “Progetto Nidi”. Obiettivi del progetto sono la conservazione delle specie animali che naturalmente popolano parchi e giardini, la diffusione di una cultura naturalistica e la possibilità per i visitatori di praticare del birdwatching. Allo scopo sono stati collocati nell’area svariati nidi di diverse tipologie, atti ad ospitare non sono uccelli, ma anche pipistrelli, ricci ed orbettini.