Palazzo del Magnifico - Siena

Siena, Palazzo del Magnifico: Nella seconda metà del Quattrocento, la grande partecipazione dei senesi nelle cariche pubbliche, creò non pochi problemi. Tutti volevano avere voce ...
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Palazzo del Magnifico


Nella seconda metà del Quattrocento, la grande partecipazione dei senesi nelle cariche pubbliche, creò non pochi problemi. Tutti volevano avere voce in capitolo, e ciò creava un clima d’incertezza e di conflitto permanente. Di questa situazione seppe approfittare Pandolfo Petrucci, uomo astuto e intelligente, che divenne per Siena una sorta di “signore della città”. Senza sopprimere le tradizionali istituzioni governative, Pandolfo detenne il potere “de facto” - per circa vent’anni - tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Da un lato, riuscì a sopire le lotte intestine - che ripresero dopo la sua morte - dall’altro seppe dare a Siena una dimensione nuova e più elegante: lui stesso dette un esempio di signorilità facendosi costruire - in Piazza San Giovanni - un lussuoso palazzo, al quale dette il nome di Palazzo del Magnifico.
Di questa sfarzosa dimora patrizia, disegnata probabilmente da Giacomo Cozzarelli e arredata dai più importanti artisti presenti a Siena sullo scorcio del Quattrocento (Girolamo Genga, il Beccafumi, Luca Signorelli e il Pinturicchio), rimane oggi solo la struttura architettonica: arredi e decorazioni furono smembrati nel corso dell’Ottocento e sono oggi sparsi tra musei cittadini ed esteri. Ciò che rimane della figurazioni si può ancora vedere nelle due suggestive scene dipinte ad affresco dal Genga - Riscatto di prigionieri, ed Enea fugge da Troia - oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena.
Alla figura di Pandolfo Petrucci è legato uno dei monumenti religiosi più importanti della città, la Basilica dell’Osservanza, fondata da San Bernardino e scelta dal Petrucci stesso come luogo di sepoltura. Nella sagrestia, da lui progettata, furono realizzati: il bel coro ligneo, intagliato da Antonio Barili, e l’espressivo gruppo scultorio della Pietà, in terracotta policroma, plasmato da Giacomo Cozzarelli.

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