Chiesa di San Pietro in Vinculis (San Pierino) - Pisa

Pisa, Chiesa di San Pietro in Vinculis (San Pierino): Detta anche di San Pierino, la chiesa di San Pietro in Vinculis rappresenta un bell’esempio di romanico-pisano. Essa fu edificata dagli Agostiniani ...
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Chiesa di San Pietro in Vinculis (San Pierino)


Detta anche di San Pierino, la chiesa di San Pietro in Vinculis rappresenta un bell’esempio di romanico-pisano. Essa fu edificata dagli Agostiniani fra il 1072 e il 1118 - sopra una chiesa preesistente - e consacrata nel 1119 dall'Arcivescovo Moriconi. Pochi anni dopo fu costruita la canonica per i chierici regolari.
La struttura, legata al modello pisano introdotto dal Buscheto, è a tre navate absidate, con copertura a doppio spiovente, articolata all’esterno da lesene, archi ciechi, oculi e losanghe sul fianco, alternate a monofore. La facciata ha tre portali e aperture a bifora. In fondo al fianco sinistro dell’edificio sorge il campanile, che presenta alte arcature e - in basso - monofore che illuminano la cripta. Si tratta probabilmente di una più antica torre che faceva parte di un complesso trasformato nell'XI o XII secolo.
L’interno presenta un duecentesco pavimento intarsiato, rialzato su una grandiosa cripta con volte a crociera e capitelli romani. L’altar maggiore è ottenuto da un sarcofago paleocristiano. In epoca romana vi era qui un tempio dedicato al Dio Apollo, poi divenuto tempio cristiano. La chiesa conserva resti di affreschi e un Crocifisso su tavola del XIII secolo. La canonica conserva affreschi del XIII e XV secolo e stucchi del Settecento.
Intorno all’anno 1000 fu portata in questa chiesa un manoscritto di valore inestimabile: l’unica copia esistente delle Pandette (o Digesto), parte del Corpus Iuris Civilis, fatto compilare dall'imperatore Giustiniano tra il 530 e il 533. Divise in cinquanta libri, raccolgono una serie di “iura”, ossia di responsi giurisprudenziali, accompagnati da glosse degli interpreti posteriori e adattati al diritto vigente. Il 4 ottobre 1783, il manoscritto fu portato alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, dove tutt'ora si conserva.

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