Guida turistica Mantova, visitare Mantova

Guida di Mantova: Ed Ocno ancor, figlio del tosco fiume
e di Manto indovina, guida in guerra
dal patrio suol la schiera dei suoi prodi: 
egli ti diede o Mantova le ...
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Guida di Mantova

Guida di Mantova

 
Ed Ocno ancor, figlio del tosco fiume
e di Manto indovina, guida in guerra
dal patrio suol la schiera dei suoi prodi:
egli ti diede o Mantova le mura
ed il materno nome. Ricca d’avi
è la città, ma non di ugual progenie:
ché triplice è la stirpe, e sotto ognuna
quattro popoli son cui essa impera
; e vien dal tosco sangue a lei il nerbo.

(Eneide, libro X, 288-296)

Così Virgilio - nei versi immortali dell’Eneide - descriveva poeticamente la nascita leggendaria della sua Mantova. Dopo di lui, Mantova fu cantata da altri poeti e scrittori italiani (Orio Vergani, Alfredo Panzini, Guido Piovene) e stranieri (Charles Baudelaire, Aldous Huxley, Charles Dickens), per altri motivi: innanzitutto per la sua atmosfera romantica e per i suoi monumenti antichi e medievali, ma anche per le atmosfere ovattate delle piazze e delle vie invase dalla nebbia nelle stagioni fredde, per le placide acque del Mincio a tratti coperte di giunchi, o quelle dei laghi circostanti, per la cordialità e la schiettezza dei suoi abitanti.
Prima etrusca, poi romana, Mantova subì nel tempo grandi mutamenti. Nel XII secolo, per rendere sicura la città, furono letteralmente creati quattro laghi, alimentati dal fiume Mincio, che resero Mantova simile ad un'isola. La città è tagliata in mezzo da un canale che congiungeva il lago Superiore al lago Inferiore. Nel Seicento vi fu una grande inondazione, in seguito alla quale il fiume cominciò a trasportare e depositare nei laghi un'ingente quantità di sedimenti, trasformandoli in paludi. Per risanare la zona, fu prosciugato il lago a Sud, cosicché Mantova rimase circondata dall'acqua solo su tre lati. Nel lago Superiore furono introdotti i fiori di loto, tipici dell'Oriente; hanno qui trovato un habitat adatto e si sono riprodotti, popolando il lago. Il lago di Mezzo è popolato invece da una pianta tipica della zona, la castagna d'acqua.
Città a misura d’uomo, capoluogo di provincia della Lombardia sud-orientale - con circa 55.000 abitanti - Mantova non è la città caotica e rumorosa che la vita moderna ci ha abituato a vedere in tanti centri. Essa ritiene molto del carattere che le fu impresso in quasi due secoli dalla sua qualità di piazzaforte, di città essenzialmente militare. In posizione topografica eccezionale per l’estensione e la profondità delle acque che da tre parti la circondano, e che all’occorrenza, per mezzo delle cateratte, in poche ore possono inondarne l’intera periferia, è naturale che Mantova diventasse una piazzaforte di prim’ordine. Nell’Ottocento, l’Austria fece di Mantova il maggiore presidio della sua dominazione in Italia.
Ma - oltre alla riservatezza e all’amore per la libertà - il carattere mantovano rispecchia anche la quiete solenne della natura che la circonda, soprattutto quella delle acque che la cingono. La prima impressione che Mantova desta nel visitatore è quella di una profonda malinconica tranquillità: va subito detto che quest’impressione si modifica - e quasi si cancella - man mano che dalla vasta periferia il visitatore si accosta al centro, e quanto più sa vedere ed immedesimarsi nell'indole, nella natura, nelle tradizionali consuetudini di quella popolazione intelligente e sveglia, che sotto l’apparenza di una gran calma, di un certo languore, ha scatti frequenti di singolare vivacità ed acutezza.
L'aspetto generale di Mantova, è simpatico, geniale. Le vie sono per la maggior parte larghe, spaziose, sempre pulite e in ordine, i suoi edifici generalmente non troppo alti, semplici, eleganti e ben tenuti, non le contendono né aria né luce, questi grandi elementi della bellezza e del benessere delle città moderne.
Camminando per la città, e ogni tanto fermandosi ad osservare, si notano mille particolari che la rendono “familiare”: il visitatore respira aria di casa, si cala in un ambiente caldo ed accogliente. Alla gravità dei resti romani, alla maestosità superba degli edifici del Rinascimento, all’ombra dei Bonacolsi e allo splendore dei Gonzaga, fanno riscontro i versi lievi e sornioni di Teofilo Folengo, detto Merlin Cocai, il dotto monaco benedettino che “inventò” il latino maccheronico Quanto silenziose e malinconiche possono sembrare le vie dei quartieri periferici, altrettanto vivace ed animata si mostra - specialmente nelle ore mattutine e vespertine - la maggiore arteria, cioè la gran via trasversale che da Porta Pradella conduce a Porta San Giorgio. L’ampio Corso di Pradella (ora Corso Vittorio Emanuele II), tutto a porticati e ad edifici notevoli, nei quali primeggia lo stile del Cinquecento, la Via del Magistrato, la pittoresca Piazza delle Erbe, la grande, monumentale Piazza Sordello, fiancheggiata da gotiche costruzioni e dall’antico Palazzo Ducale dei Gonzaga, sono i punti nei quali, per affari o per diporto, si ritrova più volentieri la laboriosa e attiva popolazione mantovana, che - ad onta di tante disgraziate vicende vissute e sofferte nel tempo - conserva in sé un tesoro di energia, di amore per l’arte, di ospitalità gioiosa, di umanità, di spontanea amicizia ed allegria - soprattutto a tavola - di passione per il ricco e colorito dialetto, più emiliano che lombardo, incisivo ed arguto.
Per altro verso, Mantova ha espresso una folta schiera di personaggi illustri, che in ogni tempo - nel pensiero e nelle opere - diedero lustro alla città natale e all’Italia. Anche al di fuori della somma individualità di Virgilio, e di quella poeticamente leggendaria del trovatore Sordello, al di fuori dei Gonzaga e degli artisti che hanno fatto di Mantova un gioiello del Rinascimento, e un monumento all’umanità, la città non ha mai smentito l’affermazione dantesca, secondo la quale:

In sul paese che Adice e Po riga,
solea valore e cortesia trovarsi.

Mantova è una città da conoscere, una città che si ama, una città raccolta e serena che ha sempre qualcosa da offrire, e in cui si torna sempre volentieri.

 
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