Pare che il nome di Desenzano derivi, in epoca romana, da un fondo ivi esistente posseduto da un Decentius, e quindi chiamato "fundus Decentianus". Ma la zona era abitata anche in epoca preistorica: ne fanno fede gli insediamenti palafitticoli, scoperti nella torbiera di Polada, alcuni anche di recente, che risalgono all’età del bronzo (2000-1800 a.C.). Degli altri numerosi reperti di età romana, ricordiamo l’urna di Atilia Urbica, in pietra bianca e con coperchio in marmo rosso. Nell'alto medioevo la curtis di Desenzano faceva parte della Judicaria Sermionensis e nell'879 venne donata da Carlomanno ai monaci di San Zeno di Verona con alcuni diritti di caccia e di pesca. Nel 1031 Enrico II assegnava la contea a Bosone I, il cui nipote – Ugo o Ugone – trasformerà il castello. Nei secoli XII e XIII Desenzano fu sede di chiesa catara, poi feudo dei Confalonieri. Nel 1426 la cittadina fece atto di dedizione a Venezia, che peraltro le concesse larga autonomia. Durante il dissidio fra la repubblica veneta e papa Pio V, Desenzano fu colpita da interdetto nel 1569, poi revocato da Gregorio XIII. Comunque, in epoca veneziana, Desenzano prosperò moltissimo e divenne uno dei centri commerciali più importanti del lago. Dopo la caduta della Serenissima, Desenzano seguì le vicende storiche della regione lombarda. A Desenzano sono nati molti personaggi illustri: Sant'Angela Merici (1474-1540), che fondò la Congregazione delle Orsoline; il poeta Angelo Anelli, amico di Rossigni e di Stendhal; il generale Achille Papa, eroe del Pasubio durante la prima guerra mondiale. A Desenzano, dal 1927 al 1936, ebbe sede la Scuola di Alta Velocità, all'idroscalo, e qui, il 23 ottobre 1934, Francesco Agello conquistò il record mondiale di velocità (709 Km all'ora) su un idrovolante Marchetti Castoldi 72.
DA VEDERE
Nel popolare quartiere di Capolaterra, si trova la cinquecentesca chiesa di San Giovanni Decollato. All’interno si possono ammirare una notevole scultura lignea del Bolesini (Compianto), e dipinti di Jan de Herdt (Santi Antonio e Valentino con la Vergine), del Bertanza, del Campi e del Belanda.
Il Duomo, dedicato a S. Maria Maddalena, è una chiesa basilicale in stile dorico: considerato il capolavoro dell’architetto Todeschini, il duomo fu costruito dal 1585 al 1611. L’interno è a tre navate e conserva importanti dipinti, fra cui l’Ultima Cena del Tiepolo, alcuni quadri del Celesti, di Palma il Giovane, di Zenon Veronese. L’altar maggiore è di Sante Caregari. La navata di sinistra ospita la cappella dedicata a Sant'Angela Merici, con tele del Bertanza, del Brusasorzi e di Giandomenico Cignaroli. In sacrestia è una bella Deposizione, attribuita a Francesco Giugno, della scuola di Palma il Giovane, e un raro ritratto di Sant’Angela Merici, fatto da Alessandro Bonvicino, detto il Moretto.
Il complesso dell'ex convento di Santa Maria de Senioribus (XV sec.), è stato recentemente restaurato. Oggi è sede della Biblioteca comunale e del Museo della preistoria.
Il Castello domina Desenzano dall’alto. Eretto nel X secolo sui ruderi di un fortilizio romano, servì per secoli quale rifugio per la popolazione durante gli assedi: fu ricostruito alla fine del Trecento e rimaneggiato in epoca austriaca, quindi trasformato in caserma: sono visibili alcuni tratti di mura, fra le quattro torri d’angolo. All’interno del castello, un ampio piazzale.
Villa romana. Nel 1921, furono per caso scoperti i resti di una grande villa romana del III-IV secolo d.C. Sembra che la villa sia stata costruita su una precedente del I secolo. Per i suoi ricchi mosaici (circa 240 mq.) a vari colori, che mostrano scene di danza, di caccia, pesca, vendemmia e varie figure geometriche, per le sue belle nicchie triangolari ed i ninfei, il complesso è fra i più importanti esempi d’architettura romana della Val Padana.
Numerosi i palazzi nobiliari. I principali sono: palazzo Leoni-Andreis (sec. XVI); palazzo Gialdi-Pozzi (sec. XVI); i due palazzi Andreis (sec. XVII e XVIII); palazzo Bevilacqua (secoli XVI e XVII); palazzo Bagatta (sec. XVII e XVIII); palazzo Locatelli-Isonni, (1786); palazzo Macchioni-Tonoli-Baresani, che nel 1862 ospitò Giuseppe Garibaldi; palazzo Alberti-Parini; palazzo Manzini (sec. XVIII-XIX).