Le torri gentilizie di Bologna - di origine medioevale - sono uno dei tratti più caratteristici della città. Esse fiorirono, soprattutto nel Duecento, quale segno di potenza e ricchezza delle famiglie bolognesi, ma anche come luoghi di reclusione o vie di fuga in caso di pericolo. Nel Medioevo si contavano più di 180 torri: di esse, purtroppo, se ne sono salvate solo diciassette. Le più note sono senz’altro la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, che - per la loro inclinazione - vengono anche denominate le “torri pendenti”.
Torre degli Asinelli. Ancora non si sa quando e da chi fu costruita. E’ però verosimile che la torre sia stata voluta dall’omonima famiglia ed eretta fra la fine dell’XI e i primi decenni del XII secolo. La Torre degli Asinelli è la più alta della città e - per altezza - la quarta in Italia. La torre è alta 97,20 metri ed è larga 8 metri. Alla base, nel 1488, fu aggiunto il piccolo fortilizio che veniva usato anche come prigione provvisoria per i disturbatori notturni. Per la presenza della scarpa di selenite, la base della torre misura 9 metri in larghezza. La torre degli Asinelli pende di 223 centimetri in direzione di Via Rizzoli e questo contribuisce al caratteristico aspetto delle due torri, poiché la Garisenda è inclinata dalla parte opposta. Delle due torri pendenti è l’unica visitabile: 498 gradini portano alla sommità, da cui si possono vedere sia la città dall’alto, sia le colline circostanti e la Pianura Padana.
Torre Garisenda. Si pensa che la sua costruzione sia contemporanea di quella della Torre Asinelli. Secondo antiche cronache cittadine, la torre sarebbe sorta per volontà di Oddo e Filippo Garisendi. Arrivata a 61 metri, la torre cominciò ad inclinarsi per un cedimento del terreno sottostante ed i lavori furono interrotti. Per motivi di sicurezza, fra il 1351 e il 1360 il governatore Giovanni da Oleggio fece accorciare di 13 metri la torre, che oggi è alta 48,16 metri. La sua pendenza è di 322 centimetri verso Via San Vitale, ma oggi si può ritenere la torre stabile ed in perfetto equilibrio. Dante dedicò alla Garisenda alcuni versi della Divina Commedia.